RomaEuropaFAKEFactory

RomaEuropaFAKEFactory

GENERAZIONE>>
Il concorso RomaeuropaFAKEFactory nasce da “Freedom for Remix”, iniziativa promossa da [A]rtis[O]pen[S]ource (Salvatore Iaconesi/xDxD e Oriana Persico/penelope.di.pixel] e Marco Scialdone, con il supporto di DegradArte, ComputerLaw 2.0, NeRVi e Valeria Bochicchio.

ELABORAZIONE>>
RomaeuropaFAKEFactory prende spunto dal concorso RomaEuropa Web Factory per avanzare una riflessione ed una pratica su temi quali i diritti digitali e la proprietà dell’informazione.

DISTORSIONE>>
RomaeuropaFakeFactory è una competizione internazionale che consente ai suoi partecipanti di fare tutto ciò che il regolamento del concorso Romaeuropa Web Factory vieta loro, invertendone le logiche.

TAGLIA, COPIA, INCOLLA>>
Secondo le regole del concorso RomaEuropa Web Factory, prodotto da Fondazione Romaeuropa e Telecom Italia SpA, non è consentito agli artisti di partecipare con opere frutto di remix, mash-up, manipolazione di contenuti pre-esistenti. Questi, inoltre, sono obbligati a cedere, tramite liberatoria, tutti i diritti sulle loro opere, a tempo indeterminato, in esclusiva e a titolo gratuito, oltretutto garantendo agli organizzatori ogni diritto di remixare, manipolare e commercializzare le opere.

Fondazione Romaeuroma e Telecom SpA possono remixare. Gli Artisti no.

CUT-UP>>
Il superamento  dell’originalità come spazio della produzione e della sua circoscrizione in termini  di proprietà multinazionale –  più che la tutela reale dei diritti dell’ autore –   vuole essere qui proposto come  critica ad una attività di promozione culturale conservatrice, incapace di cogliere  le possibilità offerte dalle intersezioni dei piani tecnologici, culturali, sociali ed economico-politiche, che le nuove tecnologie hanno abilitato.

MORPHING>>
Il concorso si rivolge quindi a tutte le figure creative ed agli esperti di discipline legali con una particolare predilezione per il diritto d’autore, invitandoli a creare e ad inviarci le loro opere sul tema “Freedom to Remix “.

>>HOW-TO<<
Quattro le categorie in gara:

– video-arte <http://www.romaeuropa.org/videoart.html> (100cuts)
– musica elettronica <http://www.romaeuropa.org/music.html>(100samples   )
– letteratura <http://www.romaeuropa.org/words.html>(100quotes)
– LawArt <http://www.romaeuropa.org/law.html>, una disciplina creativa tutta nuova dedicata agli esperti e agli amatori del diritto, le cui opere saranno costituite dal remix e dalla produzione di testi legali per le regolamentazione della proprietà intellettuale

Le opere saranno oggetto di studio, di pubblica discussione, verranno raccolte in un catalogo comprensivo di testi critici e giuridici, e saranno sostenute dall’apparato di comunicazione del RomaeuropaFAKEFactory. Su ArtsBlog.it <http://artsblog.it/>, inoltre, il pubblico potrà votare la sua opera preferita nelle 4 sezioni, stabilendo l’autore del remix più bello (Premio del Pubblico).

RomaEuropaFAKEFactory confluirà inoltre in un happening durante il quale sarà organizzata l’esposizione pubblica di tutti i contenuti generati.

RomaeuropaFAKEFactory è un’iniziativa ideata da

[A]rtis[O]pen[S]ource

con la promozione e il supporto di

Torino Share Festival – DegradArte – Istituto per le Politiche
dell’Innovazione – BeatPick, ComputerLaw 2.0 – LPM, Flyer Communication –
PerformngMedia – FLxER – ShockArt.net – NeRVi – Digicult – Associazione
Partito Pirata – Nephogram.net – Les Liens Invisible – A.H.A. – Francesco
“Warbear” Macarone Palmieri – Superfluo – Deliriouniversale – My Jemma Temp
– ArtsBlog.it – CodiceBinario …

Intervistando la crisi con Simona Lodi

Intervistando la crisi con Simona Lodi

Intervista pubblicata su ArtsBlog.it.


6 gennaio. Eccoci arrivati alla terza tappa del nostro viaggio nella crisi economica internazionale e, come sappiamo, la realtà non è mai un percorso lineare: infatti l’intervista con Marc Garret verrà pubblicata l’8 gennaio. Ho ricevuto il testo ieri come concordato con Marc e lo dovevo pubblicare: il testo è lungo e impegnativo e lo sto traducendo in queste ore, sicura che comprenderete e che non sarà un problema.

Ma parliamo di Simona Lodi e della sua intervista. Simona è l’art director del Piemonte Share Festival, uno dei maggiori eventi italiani dedicati alla new media art, che ha ormai assunto risonanza e riconoscimento a livello internazionale. La scelta di passare da New York a Londra fino a Torino non è casuale. Torino, cuore dell’Italia industriale, è una città in profonda trasformazione: sede dei Giochi Olimpici, capitale del design, un’attenzione sempre maggiore al mondo delle nuove tecnologie e della comunicazione, è in questo contesto che lo Share trova il tessuto per nascere e svilupparsi. Un festival che per l’edizione 2009 sceglie di confrontarsi con un tema del tutto particolare: “Market Forces“, che la dice lunga sulle motivazioni che ci hanno spinto ad un confronto intellettuale ed estetico sull’attuale crisi economica.

Simona, con profondità, competenza, passione racconta come è nata l’iniziativa – dalla prima edizione del 2005, fino al lancio dello Share Prize e di Action Sharing, due caratteristiche che rendono il festival un’esperienza unica e del tutto particolare, che scoprirete leggendo l’intervista – e come lo scenario della Torino dei Giochi Olimpici si sia profondamente modificato: all’orizzonte, tagli del 50-60% per le iniziative culturali programmate, maestose strutture (teatri, musei, palasport) che rimarranno deserte perché non ci sono i fondi per gli spettacoli, un imbarazzante vuoto istituzionale alle domande degli operatori culturali che chiedono di conoscere i criteri di decurtamento e la logica di ristrutturazione dell’intervento pubblico per far fronte alla crisi…

Ma Simona Lodi è anche la testimonianza di un atteggiamento profondamente contemporaneo da parte di chi affronta e gestisce le sfide e i nuovi processi dell’arte e della complessità: la capacità di farsi contaminare e di cambiare con il contesto. Lo Share, come lei stessa afferma, è sempre cambiato in base alle suggestioni e all’apporto degli artisti che vi hanno partecipato e che lo hanno smontato e rimontato, facendogli assumere forme spesso molto diverse rispetto alla pianificazione originale. Ed è a lei che abbiamo rivolto una domanda paradigmatica che avrebbe concluso idealmente la trilogia di interviste: un modello di business può essere considerato un’opera d’arte?

Buona lettura e buon 2009, quando le vacanze volgono ormai al termine.

– Simona Lodi, art director del Piemonte Share Festival, un evento dedicato alla new mwdia art di risonanza ormai internazionale: presentazioni con i lettori di Artsblog.

Share Festival nasce come sequel di una mostra di net art curata da me nel 2002 ai Murazzi del Po di Torino. L’allestimento della mostra era molto semplice, c’era qualche computer collegato alla rete e un flyer con un mio testo critico di accompagnamento. Tuttavia erano coinvolti lavori di artisti, come gli Epidemic e gli 0101.org, che sono poi diventati classici del genere e vere star.

Come curatrice di mostre di arte contemporanea con un interesse spiccato per la tecnologia, proprio quella mostra mi aveva fatto toccare con mano che la semplice vetrina di un ambiente espositivo era un limite per la net.art. La pervasività del digitale e di internet richiedeva un contenitore ben più articolato, per dare spazio al cambiamento in atto non solo per le arti visive, ma per le immagini in movimento, il cinema, il teatro, la musica, la letteratura.

Per abbracciarne la portata globale era necessario pensare un evento che fosse multidisciplinare e modulato su un insieme di eventi coordinati e di spazi adeguati. Insieme a Chiara Garibaldi ho sviluppato il progetto di Share Festival.

Le premesse c’erano tutte, ma l’evento ha visto la prima edizione solo nel 2005. I due anni di incubazione sono serviti per passare dall’idea ad un progetto: sviluppare i contenuti, studiarne la fattibilità nell’ambiente di Torino, coinvolgere gli enti pubblici a credere nell’evento.

Ovviamente il tutto non è accaduto in modo così lineare, ma come spesso succede dopo a un tentativo andato a buon fine seguivano momenti di morti e nodi problematici, che sembravano non risolversi mai. Lo sviluppo dei contenuti cambiava in continuazione e spesso in maniera autonoma rispetto alle nostre pianificazioni.

Eravamo guidate dagli ambienti creativi e dagli artisti con cui entravamo in contatto. Smontavamo nel senso hacker del termine tutto il progetto per poi rimontarlo da capo. Quando cambiavano i contenuti cambiavano le location e il budget, ma il concetto di base era quello di voler unire momenti di approfondimento teorici a momenti ricreativi.

Il festival oggi è conosciuto in tutto il mondo per qualità di proposte e coerenza curatoriale. Dal 2007 abbiamo attivato il premio Share Prize con lo scopo di scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali, basato sulla selezione di un concorso a cui partecipano più di 400 artisti da tutto il mondo.


– Il ToShare è un evento internazionale che ha consolidato si è consolidato negli ultimi cinque anni. A partire dalla tua esperienza, la crisi finanziaria inizia a farsi sentire? Quali i sintomi e le ripercussioni più evidenti?

Sì, come dicevo prima siamo un evento consolidato, ma di questi tempi non si può mai dire cosa riserverà il futuro. La crisi anche dalla nostra prospettiva sembra lunga e particolarmente faticosa. Siamo un evento non mainstream, ma oggi abbiamo un affluenza di pubblico che è 5 volte quella del primo anno (10.000 persone in 5 giorni).

I segnali della recessione sono ovunque. È saltata la funzione stessa degli stati, che non sono più in grado di garantire una protezione ai propri cittadini perché non sanno di difenderli da una crisi che parte lontano, in altri paesi, e si ripercuote sui singoli indiscriminatamente. Questo scenario contemporaneo non dà scampo.

Il settore della cultura è quello più sacrificato anche questa volta. Le scelte dei tagli rievocano, come affermava un giornalista di Repubblica qualche giorno fa (Salvatore Tropea), “roghi di libri e altri inquietanti riti sull’altare di una crisi economica che come un dio cattivo esige sempre il sacrificio pagano della cultura”.

Oggi stanno fallendo tutte le politiche di sostegno e gli investimenti fatti alla cultura. Tra queste politiche che oggi volgono al fallimento in Italia, paese che investe l’80% delle risorse destinate alla cultura nel mantenimento del suo immenso patrimonio artistico e architettonico, senza saperlo sfruttare economicamente, emergono quelle legate al marketing territoriale, per intenderci quelle legate alla riqualificazione delle città in declino post-industriale.

Esempio su tutte, la città della Fiat: Torino ha brillato per la propria rinascita, investendo in un look nuovo e nella cultura, nello sport, ma soprattutto nell’arte contemporanea miliardi di euro. Ha brillato fino al punto in cui quello che ieri era una risorsa oggi si è traformato solo in un costo. Come è potuto accadere?

Dai dati ufficiali riportati dall’Unione industriale di Torino si è calcolato che, nelle Olimpiadi invernali, sono stati investiti complessivamente 16,5 miliardi di euro, 11 miliardi dei quali per la realizzazione di grandi opere. Le stime previsionali di tali investimenti avrebbero dovuto fruttare una crescita del valore aggiunto pari a 17,4 miliardi di euro e un incremento occupazionale di 57.000 unità.

Oggi edifici come il Pala Isozaki, l’Oval e il Palavela sono chiusi per la maggior parte dell’anno e per gli impianti in montagna l’oblio sportivo è stato tombale.

E per la cultura? Torino potrà sostenere la fase post-olimpica?

Gli investimenti nel 2008 sono stati di 44 milioni euro da parte della Regione Piemonte e 49 milioni euro da parte del Comune per 4,4 milioni di abitanti in Piemonte e per 2,2 milioni abitanti per l’area metropolitana. Distribuiti (arrotondando sulle cifre) circa così 13.518.000 al cinema, 29.508.000 al teatro e alla lirica, 10.482.000 alla musica, 22.000.000 ai musei e alle mostre, 11.000.000 a eventi, convegni, seminari, e attività culturali vari. Investimenti molto maggiori in proporzione a quelli riportati da Helen Thorington che ha citato i dati che the Guardian riportava sull’Arts Council England che nel 2007 finanziava 417 milioni di pound (855 milioni di dollari) per una popolazione di 61 milioni

Questi investimenti nei Musei e nelle Fondazioni d’arte contemporanea, in fiere come Artissima, gli eventi di Torino World Design Capital, la Fiera del Libro, la Triennale d’arte contemporanea, il Cineporto e il recente Museo d’Arte Orientale (che appena aperto dovrà già chiudere alcuni giorni della settimana perché non ci sono soldi per la guardiania) benché abbiano incoronato Torino come vittoriosa nella sfida al rinnovamento, raggiungendo lo scopo di affrancare la città dalla sua caratterizzazione di centro industriale metalmeccanico per fondarne lo sviluppo economico su basi più pluralistiche, siano stati ingenti, non si sono radicati in profondità nel tessuto economico locale. E oggi rischiano di saltare per sempre.

Ci si domanda quale sia il futuro di questa città oltre la recessione, quale il futuro della cultura. Lo scorso 13 dicembre Giovanni Oliva, l’assessore alla cultura della Regione Piemonte ha convocato gli stati generali per progettare oltre la crisi. Le associazioni culturali hanno partecipato in massa a questo incontro. Ci si aspettava una risposta, una possibilità di progettare davvero insieme.

Ma già dall’atmosfera surreale che aleggiava, perché nessuno ha fatto domande dirette o chiesto spiegazioni sulla responsabilità politica delle scelte sbagliate, degli sprechi e delle occasioni perse, si poteva percepire un nulla di fatto. Nessuno è risultato essere responsabile. Come uno tsunami pare che la crisi abbia colto gli amministratori in modo imprevedibile. Fino ad un mese fa l’unico fatto che sembrava fondamentale per la politica culturale locale era sapere se il regista Nanni Moretti sarebbe rimasto un altro anno a dirigere il Torino Film Festival. Poi il vuoto.

Durante la discussione degli stati generali, è stato chiaro che le associazioni e tutto il sistema cultura si vedranno decurtare il contributo per le loro attività del 50-60% in 2009. Gli investimenti delle fondazioni bancarie saranno indirizzate solo alle infrastrutture e al restauro di edifici. A parte Sergio Ariotti, giornalista RAI e direttore del Festival delle Colline (teatro contemporaneo), nessuno ha obbiettato.

Qualcun altro presente alla convocazione ha sollevato una domanda su i criteri di scelta per attuare questi tagli, quali parametri decisionali saranno determinanti, cosa muoverà le scelte. Riformare e ri-progettare è più impegnativo che percorrere la scorciatoia dei tagli economici.

Ma le risposte sono cadute in un vuoto imbarazzante. Un vuoto che è il vuoto dei musei perché se non si investirà nelle mostre e negli eventi, negli spettacoli e nei convegni, negli attori e negli artisti, nei curatori e nei registi, gli edifici rimarranno vuoti. L’assessorato alla cultura della Città di Torino ha già deciso di destinare i pochi soldi rimasti a salvaguardare i lavoratori con contratto a tempo indeterminato dei musei. Però se così sarà, i custodi custodiranno solo le pareti vuote dei musei e dei teatri, senza opere, senza progetti, senza spettacoli e ovviamente senza pubblico.

La mancanza di un metodo univoco di valutazione del successo o del fallimento delle proposte, mostre, eventi, spettacoli, concerti e spazi culturali è un problema sempre più grosso e va risolto immediatamente. Molti eventi del 2008 sono stati un flop clamoroso, come il premio Compasso d’oro ospitato nella Reggia di Venaria (solo 25 mila persone), la mostra Flexibility nelle ex-carceri Le Nuove (15 mila) o la Triennale d’arte contemporanea costata 2 milioni euro che non ha attratto nessun gotha internazionale delle arti visive. Per non parlare dell’Arena Rock, la struttura pensata per ospitare grandi concerti, è una vera cattedrale nel deserto; aperta da marzo 2008 non è mai stata utilizzata oggi è senza un futuro preciso.

Costata 5 milioni di euro è a detta degli addetti ai lavori come gli organizzatori del festival musicale Traffic, che non sono stati consultati per il progetto, la peggiore struttura esistente, inadatta e con gravi limiti sia per concerti di 60 mila persona che di 15-20 mila.

– Parliamo di Action Sharing e dell’Orchestra Meccanica Marinetti: mentre il 2008 è l’anno della crisi, il ToShare decide di orientarsi verso la produzione. Un dato interessante, quasi in controtendenza nello scenario attuale.

Non abbiamo deciso di dedicarci anche alle produzioni come risposta alla recessione, anzi, ci auguriamo che la recessione non rallenti un progetto come Orchestra Meccanica Marinetti (OMM).

Share Festival ha l’intento di dare espressione a una scena emergente e di promuovere le suggestioni che le nuove tecnologie hanno portato alla riflessione artistica.

Dai momenti di approfondimento è sbocciata l’esigenza di produrre e di far crescere, sul territorio competenze e professionalità. Lavorando con gli artisti digitali, abituati a operare in un ambiente altamente tecnologico, è emerso un nuovo interesse: quello della metodologia di ricerca. Io e Chiara Garibaldi ci siamo accorte che il percorso di ricerca degli artisti multimediali, per arrivare a realizzare le loro opere, è molto diverso, anche sovversivo, rispetto ai metodi tradizionali della ricerca accademica e industriale, ma anche è ricco di interessanti sviluppi legati all’innovazione tecnologica.

Allo stesso tempo molti artisti digitali non rifiutano affatto lo studio della tecnologia, spesso invece ne sono padroni, attraverso l’hacking o il reverse engineering.

Molti di loro non solo usano la tecnologia esistente, ma creano quella a loro necessaria. Tutto questo è ancora più significativo perché collocato in una città come Torino, una città che in questi anni ha cambiato volto, crescendo in modo parallelo ma altrettanto esplosivo su due fronti: quello dell’arte contemporanea e quello dell’industria ICT.

Per questo motivo, noi abbiamo scelto di lanciare il progetto Action Sharing: una piattaforma che ha lo scopo di favorire la ricerca sincretica. Non più il contrapporsi del campo scientifico tecnologico e di quello umanistico, ma una loro collaborazione, allo scopo di trovare soluzioni pratiche e specifiche utilizzando assieme al metodo scientifico il metodo di ricerca dell’arte.

Gli artisti normalmente sono sui palchi, nei musei o nelle gallerie d’arte. Action Sharing li pone nei centri di ricerca delle aziende e dell’università fianco a fianco degli ingegneri e degli informatici per costruire un percorso innovativo del tutto diverso dai percorsi tradizionali.

L’obiettivo è di realizzare opere collettive in cui le tecnologie digitali siano utilizzate in due direzioni: come linguaggio di espressione creativa, ma anche come stimolo per le aziende e per la ricerca a trovare soluzioni nuove e rivendibili, dove le tecnologie che ne derivano sono un readymade sul mercato vero e proprio.

Da non dimenticare inoltre come la creazione di una community creativa estesa, “shared” appunto, composta dai vari attori possa diventare un valore a lungo termine in sé per il territorio stesso.

Per questo la Camera di commercio di Torino ha accolto la nostra proposta, diventando finanziatore del progetto e insieme è stata fatta una selezione da una rosa di progetti di artisti, tra cui è stato scelto il progetto pilota dell’iniziativa: l’Orchestra Meccanica Marinetti, dell’artista Angelo Comino a.k.a. Motor.

Motor è stato scelto principalmente per tre motivi: in quanto uno dei principali rappresenti della scena artistica locale, per la sua esperienza ventennale nell’ambito degli spettacoli multimediali e per la sua grande competenza tecnica, fondamentale per portare a termine un progetto di questa complessità.

L’opera infatti consiste in uno spettacolo multimediale, in cui un’orchestra formata da robot percussionisti che suonano su bidoni industriali, e da cori digitali, guidati da un performer umano cablato: una sorta di Tambours du Bronx in stile cyborg!

– Ma c’è anche di più: il tema dell’edizione 2009 dello Share, che avrà luogo a Torino a fine marzo, è “Market Forces”. Qual’è l’intuizione di fondo e quale il percorso che vi ha portato a fare queste scelte?

Abbiamo chiesto al nostro guest curator Andy Cameron di affrontare il tema della complessità nel prossimo Share Festival (dal 24/29 marzo 2009).

Secondo Andy la chiave per discutere la complessità e il concetto di market. Il market è una macchina per affrontare la complessità del futuro e l’imprevedibilità del sistema. Il futuro non si può più immaginare in modo lineare, perché ogni cosa è in rapporto alle altre attraverso un sistema di relazioni complesse, un ecosistema.

Perciò l’imprevisto gioca un ruolo determinante, ma la teoria della complessità non dà soluzioni pratiche, è necessaria una visione del futuro che sia credibile e applicabile. Quindi cosa fare? Intorno a questa domanda saranno chiamati a dialogare i conferenzieri invitati a Share 2009.

Anche Share Prize presenterà opere che riguardano la varietà di collegamenti tra elementi all’interno di sistemi complessi. Opere diverse fra loro ma accomunate dalla capacità di analizzare le problematiche riferite al caos e al valore, al significato e alla casualità, alla politica e all’economia. Astrazioni instabili che hanno effetti concreti e importanti sulla nostra quotidianità.

Al Museo delle Scienze, che ospiterà Share Festival 2009, si potrà interagire con le opere finaliste di Share Prize creando immagini con il fiato umano attraverso una densa polvere [Ernesto Klar – Convergenze Parallele]; mentre una rete neurale realizzata con legno e corde simulerà il processo del pensiero, anche se non avrà ancora nulla da dire [Ralf Baecker – Rechnender Raum]. Poi una scultura cinetica modellerà il caos attraverso palline di acciaio volanti [Andreas Muxel – Connect] e un oggetto costituito da una ventola farà galleggiare pezzi di carta nell’aria e genererà musica con l’azione delle mani [Francesco Meneghini-William Bottin – Sciame 1], mentre un esercito di specchi seguirà il pubblico a suo piacimento [Random International / Chris O’Shea Audience]. Infine una classica opera di net.art crescerà creando interessanti pattern unici [Lia Proximity of needs].

– Quali sono le prospettive che immagini per il ToShare nei prossimi mesi? Quali le strategie e gli strumenti per affrontare la crisi?

La crisi è un momento che mette in luce molti aspetti del nostro lavoro perché richiede una risposta attiva. Ma credo che nessuno sia mai abbastanza pronto per affrontare una crisi di questa portata. Tuttavia noi siamo sempre attentissimi ai cambiamenti generali e le sfide non ci spaventano.

Stiamo studiando varie soluzioni soprattutto legate al network di eventi e alla condivisione di progetti con altre realtà. La rete permette azioni che prima erano logisticamente impensabili e quindi ri-disegna dal basso strategie funzionali al network stesso, perciò aperto e orizzontale e come dice Ned Rossiter organizzato.

Cerchiamo anche di coinvolgere più i privati, ma vedo positivamente un possibile sviluppo nel mecenatismo solo attraverso modi nuovi di assumere la cultura, alternativi all’ “investi e rivendi” di molti collezionisti e di molte aziende.

– L’arte si sposta costantemente ed esplicitamente sempre di più verso i suoi aspetti processuali: un modello di business può essere considerato un’opera d’arte?

La tua domanda sembra un gioco di parole o una magia che ha il potere di trasformare ogni cosa in arte. Questa era la missione artistica delle avanguardie che volevano trasformare il mondo in un’opera d’arte (futurismo ma anche Bauhaus e De Stijl). Ma l’arte, che è finita con Duchamp, non è scomparsa. Piuttosto è vero il contrario.

Il business ha il potere di trasformare le attività umane più disparate in altro business. E abbiamo già visto trasformare l’arte in business. Il business è un processo e l’arte ha sempre di più una connotazione processuale aperta piuttosto che essere formalmente conclusa.

Nonostante lo scopo degli artisti contemporanei sia spesso e, fin dalle avanguardie artistiche, trasformare il tutto in arte, l’arte non è in ogni cosa e non è in ogni processo. Una visione panteistica dell’arte, per quanto simpatica, mancherebbe di una componente creativo/artistica, che dovrebbe invece caratterizzarla.

La questione non è che cosa sia arte, ma che cosa non sia arte.

Tuttavia dice Andy Warhol -nelle celebre “Filosofia di Andy Warhol” (1975): “La business art è il gradino subito dopo l’arte. Io ho cominciato come artista commerciale e voglio finire come artista del business. Dopo aver fatto la cosa chiamata “arte” o comunque la si voglia chiamare, mi sono dedicato alla business art. Voglio essere un business man dell’arte o un artista del business. Essere bravi negli affari è la forma d’arte più interessante…Fare soldi è un’arte, lavorare è un’arte, fare buoni affari è la migliore forma d’arte“.

Perciò è agli artisti che va fatta questa domanda. Chissà cosa salta fuori.

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Conferenza webdocumentario “A Sud di Pavese”

A Sud di Pavese
webdocumentario a cura di Matteo Bellizzi
design dell’interazione di Antonio Rollo
27 novembre 2008 ore 15.00
Circolo dei Lettori – Via Bogino 19, Torino

Piemonte Share in collaborazione con SteFilm,  all’interno del programma del Torino Film Festival,  presentano in anteprima il progetto di docuweb A Sud di Pavese. Questo progetto rappresenta la declinazione interattiva del film documentario  A Sud di Pavese che Matteo Bellizzi nella prossima stagione presenterà al pubblico.

Utilizzando come ancore i tre luoghi pavesiani per eccellenza, la Langa, Torino e il mare di Calabria, questo webdocumentario presenta un percorso che intreccia i testi di Pavese e le immagini, creando accostamenti inaspettati tra i luoghi e le storie narrate.
Il materiale cinematografico girato da Matteo Bellizzi diventa la sorgente per un documentario “aperto” che  mette fisicamente in scena il movimento che sta alla base del film: partire dalla letteratura per arrivare altrove,  incontrando storie nel nome di Pavese.

Su Pavese ci sembra di sapere se non tutto certamente molto: per la maggior parte delle persone è l’autore che si identifica con un immaginario provinciale legato alle colline delle Langhe, a Torino e alla casa editrice Einaudi, ma che è ricordato soprattutto per il suo libro “La luna e i falò” e per il tragico destino. Sono i suoi pensieri, le sue intime riflessioni che portano oggi molte persone, artisti, gente comune, a confrontarsi con il “mito” Pavese, con i suoi romanzi, con le sue poesie, con i suoi dissidi interiori.

Matteo Bellizzi è tornato  alla ricerca di storie là dove Pavese aveva trovato le sue, come se i luoghi fossero sorgenti ancora attive.
A Sud di Pavese rappresenta una modalità di approccio trasversale che può aiutare a riscoprire alcuni fondamenti della nostra cultura: pensando ad un pubblico giovane occorre comunicare l’idea che la letteratura, quando è grande, è capace di sfondare i confini di un libro per mescolarsi alla vita e diventare stimolo e spunto per osservare il mondo con occhi nuovi, con una consapevolezza  rinnovata e arricchita.

Il design dell’interazione è stato realizzato da Antonio Rollo, netartista che sperimenta fin dal primi anni 2000 le possibilità interattive dell’immagine in movimento in rete.

Scarica comunicato stampa.

http://www.asuddipavese.it

Anteprima Orchestra Meccanica Marinetti

ORCHESTRA MECCANICA MARINETTI
azione multimediale di Angelo Comino aka Motor
giovedì 20 novembre 2008 ore 18.30
Camera di commercio di Torino – Palazzo Birago di Borgaro
Via Carlo Alberto 16, Torino

Appuntamento giovedì 20 novembre 2008 nel barocco Palazzo Birago per assistere ad una performance artistica che abbina arte e tecnologia. L’Orchestra Meccanica Marinetti dell’artista Angelo Comino – in arte Motor – è il progetto selezionato dalla Camera di commercio di Torino e da Piemonte Share come pilota dell’operazione Action Sharing. L’Orchestra è costituita da due robot percussionisti che suonano “dal vivo” su bidoni d’acciaio sotto la guida di un performer. Il movimento e il lavoro delle fabbriche, che hanno letteralmente costruito la città di Torino, si mostrano attraverso i linguaggi digitali interattivi della contemporaneità. L’Orchestra, che rende anche un omaggio al poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti, lega idealmente il passato industriale della città di Torino alla trasformazione in atto verso una città della conoscenza. Due robot percussionisti. Due bidoni d’acciaio. Un performer umano. La meccatronica e la musica. La ripetitività della produzione industriale che diventa gesto musicale. Un progetto che dal passato delle avanguardie italiane ritorna in tutta la sua contemporaneità per suggellare un nuovo rapporto tra l’uomo e la macchina. Orchestra Meccanica Marinetti è un progetto nato da Angelo Comino aka Motor, che implementa le luminose ispirazioni irrealizzabili all’epoca di Marinetti.

L’associazione culturale The Sharing, con la direzione artistica di Simona Lodi e Chiara Garibaldi, si occupa dal 2003 di creazione e promozione di arte e cultura digitale e raccoglie, sotto il nome di Piemonte Share, attività dedicate alla cultura digitale, alla ricerca e all’innovazione, legate ai media elettronici e ai new media. Piemonte Share che a sua volta negli anni ha potuto contare sul costante contributo della Camera di commercio di Torino, è un’occasione strategica per creare momenti di scambio, di esperienza e di apertura fra pubblico, artisti, esperti, ricercatori e appassionati. ACTION SHARING – produzioni multimediali è uno dei momenti topici inseriti all’interno del programma di Piemonte Share. Action Sharing è un metaprogetto. Un programma ”condiviso” dal territorio torinese che getta un ponte tra arte e impresa creando una piattaforma multidisciplinare e interdisciplinare dove artisti e ingegneri, ma anche scienziati, economisti, operatori sociali e insegnanti, si incontrano sul terreno comune della tecnologia, spinti gli uni dalla creatività, gli altri dall’innovazione.

La Camera di commercio di Torino ha adottato la proposta di Piemonte Share per alimentare una nuova visione della cultura, dove l’arte, non confinata in musei e gallerie, si apre alla società imprenditoriale e diventa motore per l’economia del territorio, chiamando a raccolta le risorse del design, dell’innovazione tecnologica, della creatività anche se già presenti nelle nostre aziende eccellenti e che ogni giorno le rendono più competitive.
Il progetto è stato realizzato grazie al Laboratorio Interdisciplinare di Meccatronica del Politecnico di Torino, Associazione Robotica Piemonte, Prima Electronics, Actua, Erxa, Virtual Reality & Multi Media Park, Visualeyes.

Guardando al passato e al futuro Orchestra Meccanica Marinetti rappresenta Torino. Oggi.

http://www.toshare.it/OMM

Share Out @ Fusion Festival 2008

share-out-fusion-festival-2008

Dopo il successo di SHARE OUT in TRANSMEDIALE FESTIVAL BERLINO e nell’olandese KUNSTVLAAI FESTIVAL AMSTERDAM, segnaliamo il prossimo evento, sempre firmato 02L, nella fuorviante ed entusiasmante cornice del FUSION FESTIVAL.

FUSION FESTIVAL, ormai giunto alla undicesima edizione, è una delle mete più ambite da chi cerca una completa immersione in un mondo parallelo. Ad un centinaio di km da Berlino, pulsante e camaleontica capitale europea, nella suggestiva cornice di un dismesso aeroporto russo, il festival vivrà il suo sviluppo per quattro giorni completi, tra i bassi pulsanti di 15 palchi, atmosfere agresti, antichi baluardi di un est tramontato, in un coacervo brulicante di quarantamila anime.

Accompagnati dalla crossover band ed entità non definita 02L > OUTSIDE STANDING LEVEL, sarà possibile assistere ad uno show irripetibile per grandezza e ardito talento tecnologico: tra la notte di sabato (28 Luglio) e le prime ore della domenica, il gruppo darà inizio a un soprannaturale e calcolato duello tra tecnologia interattiva, beats devastanti e sensuali ballerine, nella nuovissima session THE SPECIAL PLAYER, questa volta dal sapore veramente RAVE.

Sotto la cupola disco-volante del Luftschloss, il “castello nell’aria”, si consumerà, per circa due ore, il rito di una sinergia unica tra DJ (THE SHAIDON EFFECT), un gruppo di quattro ballerine, batterista, VJ e pubblico, il tutto intermediato da uno speciale e sofisticato sistema di motion tracking, grazie al quale la danza on-stage si impreziosirà di elementi completamente inattesi e spettacolari.

THE SPECIAL PLAYER “interactive temple show”, presentato come progetto premiere a Transmediale Berlino 2008 e riproposto in Hiroshima Mon Amour Torino in occasione della Warp label night e Piemonte Share Festival, avrà occasione di stupire durante l’intero arco estivo, in una serie assolutamente imperdibile di iniziative (Half Machine, Pop-eye, Gogbot, Versch, STRP). Tutti i dettagli sui links.

29/06/2008 ore 02:00
02L > @ Fusion Festival 2008, GERMANY
The Special Player + The Shaidon Effect
Location: Luftschloss
Airfield Lärz Rechlin
Mecklenburg-Western Pomerania (DE)


Links:
http://www.02L.net/clipboard
http://www.fusion-festival.de/en/2008/home/program/theater/
http://www.thespecialplayer.com/
http://www.myspace.com/theshaidoneffecet

Share Out in Europe_Copenhagen

The Shaidon Effect presents:
** The Special Player Tour **
Live @ Halfmachine Festival 2008, DENMARK
Luogo: Kulturkajen Docken, Faergehavnsvej 35, 2100 Copenhagen (DK)
Data: 24/07/2008

Continua con successo la serie di serate dal titolo SHARE OUT – EUROPE, sull’onda del consenso riscosso dai live crossmediali prodotti da 02L > Outside Standing Level.

Dopo l´ultima session tedesca al FUSION FESTIVAL ( 40.000 persone ) segnaliamo l’imminente appuntamento in Danimarca, nella poliedrica Copenhagen, ospitato dal rinomato HALF MACHINE.

Il progetto di live performing di 02L, “The Shaidon Effect” ( DJ set e live set ), metterà in scena una session dell’ormai noto tour THE SPECIAL PLAYER durante la notte del 24 Luglio, presso il Kulturkajen Docken.

Il Kulturkajen, situato nell’area portuale più prossima al centro di Copenhagen, è uno spazio flessibile per esposizioni, eventi teatrali e musicali. Previsto come estensione del barcone da 480 tonnellate che per tutto l’anno ha rappresentato il nodo nevralgico dell’attività del collettivo di HALF MACHINE, il Kulturkajen ospiterà la base “terrestre” delle iniziative di quest’anno.

Sarà possibile assistere ad uno show assolutamente irripetibile per innovazione e talentuose interazioni tra suono e visual: il gruppo darà vita a un soprannaturale e calcolato duello tra tecnologia interattiva, beats devastanti e sensuali ballerine, del progetto THE SPECIAL PLAYER, davanti ad un folto e diversificato pubblico di spettatori, artisti, performers e sperimentatori multimediali.

2 ballerine, DJ, VJ, batterista e pubblico participeranno ad un live interattivo intermediato da uno speciale e sofisticato sistema di motion tracking, grazie al quale la danza e il suono si fonderanno in elementi risultanti completamente inattesi e spettacolari.

THE SPECIAL PLAYER “interactive temple show”, presentato come progetto premiere a Transmediale Berlino 2008, riproposto in Hiroshima Mon Amour Torino in occasione della Warp label night e Piemonte Share Festival infine highlight di Fusion Festival avrà occasione di shockare la Danimarca e il folto pubblico di HALF MACHINE.

Links:
http://www.02L.net
http://www.thespecialplayer.com
http://www.myspace.com/theshaidoneffect
http://halfmachine.info
http://www.kulturkajen.dk

Share Prize 2009

andy_cameron

Share Festival annuncia il guest curator per l’edizione del 2009: Andy Cameron.
Andy Cameron lavora nell’ambito delle installazioni interattive fin dal 1993 quando ha creato l’Hypermedia Research Centre presso l’Università di Westminster, nel 1995 ha co-fondato l’influente gruppo di design interattivo “antirom”, nel 1999 co-fonda a Londra lo studio Romandson e dal 2001 è nominato direttore creativo del dipartimento Interactive Design di Fabrica.

Share Festival 2009, giunto alla quinta edizione, si terrà dal 24 al 29 marzo 2009 a Torino.

Anche quest’anno il cuore del Festival sarà costituito dal Share Prize 2009.

Iscrizione online dal 15 giugno al 30 settembre 2008 presso www.toshare.it.

Ritorna Share Prize: concorso internazionale per opere realizzate di arte digitale.
Il premio, che ha lo scopo di scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali, è aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri.
Il requisito fondamentale per partecipare al concorso è la creazione di un’opera in cui la tecnologia digitale viene utilizzata come linguaggio di espressione creativa. Non c’è limitazione di formato o tecnologia, anche in combinazione con tecnologie analogiche e/o qualunque altro materiale (per esempio: computer animation / visual effects, digital music, arte interattiva, net art, software art, live cinema, performance audiovisive, etc.).

Entro fine novembre 2008 saranno resi noti i nomi degli artisti finalisti (una short list di massimo 6 concorrenti).
I candidati al premio saranno invitati a partecipare alla 5° edizione di Share Festival, che si svolgerà a Torino dal 24 al 29 marzo 2009.
I 6 concorrenti, scelti tra tutti i partecipanti, esporranno l’ opera in concorso durante le giornate del festival .

Una Giuria internazionale assegnerà il trofeo The Globe e un premio in denaro di Euro 2.500 all’opera (edita o inedita) che meglio rappresenterà la sperimentazione tra arti e nuove tecnologie.

La giuria è così composta:
Andy Cameron (direttore creativo del dipartimento Interactive Design di Fabrica) – presidente della giuria
Bruce Sterling (scrittore e giornalista, Austin)
Emma Quinn (curatrice Institute of Contemporary Arts, Londra)
Giovanni Ferrrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino)
Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon)

Nelle due precedenti edizioni sono stati premiati Cristophe Bruno con l’opera Human Browser e Cristine Sugrue con Delicate Boundaries.

Share a Torino Geodesign

Piemonte Share e Bruce Sterling, assieme a Radio Flash, Odoardo Fioravanti Studio e M.I.Africa hanno realizzato, all’interno del progetto Geodesign, una trasmissione radio web e un Centro Africano Virtuale dove si possono reperire informazioni sulla comunità africana torinese.

Inaugurazione venerdì 23 maggio alle ore 19.00 presso Palafuksas, Torino.
Prima ancora di essere un progetto e un concorso, Geodesign è un’idea che definisce un campo d’azione straordinariamente esteso e attivo: il design autorganizzato, prodotto in piccole serie dalle comunità che popolano le grandi megalopoli globalizzate. Un design che nasce da comunità di utenti che organizzano produzioni in serie ristrette per rispondere in tempi rapidi a domande circoscritte e puntuali, destinate a una diffusione istantanea.
Un design vitale, energico e intensamente sperimentale, prodotto con tecnologie e materiali poveri – grazie a economie informali – e spesso dotato di un alto contenuto simbolico.
Un design ad altissimo tasso creativo, che sfugge al circuito ristretto della produzione internazionale del lusso, e risponde a precise esigenze legate alla sopravvivenza immediata o a stili di vita in continua trasformazione.

Il progetto Torino Geodesign si fonda sulla collaborazione di quaranta comunità presenti sul territorio con altrettanti designer internazionali e aziende italiane.
Focalizzando l’attenzione sulle persone invece che sugli oggetti, Torino Geodesign si pone l’obiettivo di attivare nuove forme imprenditoriali nelle comunità presenti sul territorio, attraverso la costruzione di una rete complessa di relazioni nella quale sfumano le distinzioni tra committenti e utenti, produttori e beneficiari della progettazione. In un sistema dinamico, lontano dalle logiche assistenziali, il designer diventa il catalizzatore di sperimentazioni e reazioni eterogenee che scaturiscono dalle nuove tipologie di interazione.
La scommessa che alimenta un meccanismo così complesso – in cui la tradizionale ripartizione dei ruoli di committente, progettista e consumatore è consapevolmente messa alla prova, sovvertita e rimescolata – ha una matrice politica e sociale: non è solo il mondo del design ad arricchirsi di nuove energie, ma in qualche modo si pongono le basi di nuovi modelli relazionali tra cittadinanza e governo della città, basati sulla mobilitazione dell’intelligenza collettiva.
Attraverso un processo flessibile e sperimentale, sono stati individuati temi di progetto assolutamente eterogenei – riviste, packaging, brand, oggetti da produrre in serie come gli stendipanni per le case popolari, spazi pubblici da riorganizzare – mentre i designer, artisti, architetti che lavorano insieme alle comunità nei workshop di progettazione sono stati selezionati attraverso un grande concorso internazionale di idee.
I prototipi – insieme agli schizzi, ai progetti, ai filmati e alle foto dell’intero processo – confluiscono in una grande mostra, testimonianza di una nuova modalità sistemica di fare design.