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Collisioni

La scorsa domenica ero a Novello a seguire un piccolo festival di letteratura ideato e organizzato dallo scrittore  Filippo Taricco .

Il titolo di questa prima storica edizione è Collisioni :un incontro tra due mondi diversi, la letteratura e le Langhe.
C’è voluto del coraggio ad inventarsi un evento da zero in un momento così difficile economicamente e portarlo avanti in un’atmosfera gravata da uno scandalo locale (Il premio Grinzane Cavour).

Ma, come dice Filippo, anche in questi momenti:

La cultura deve «parlare alla gente», a iniziare dai giovani. Il paese di Novello è stato scelto anche perché «salire in collina è un modo di allargare l’orizzonte e guardare al futuro, non solo al passato».

E affrontare argomenti oggi importanti come la scuola, l’integrazione. Il festival nasce per coinvolgere anche gruppi musicali e artisti locali, per creare Collisioni non solo tra realtà diverse dal punto di vista geografico, ma anche tra i mondi delle lettere con quelli delle note, della pittura e della scultura e magari anche della recitazione. È un modo per mescolare linguaggi diversi.

Il taglio dell’iniziativa è alta qualità con costi bassi: ospiti e organizzatori parteciperanno a titolo gratuito. Gli scrittori verranno perché «hanno voglia di incontrare i lettori e spiegare il loro modo di fare letteratura».

Gli abitanti di questo paesino sulla collina hanno dimostrato di saper accogliere i visitatori,  con grande gentilezza e simpatia, condividendo con noi il bello e il buono di quelle terre, come se facessimo parte della loro piccola comunità.

Per 2 giorni Novello è stato il fulcro di connessioni con i libri: non una biblioteca, non una libreria, non un circolo dei lettori o una fiera, ma un intero borgo dove incontrare in carne e ossa il tuo autore preferito, ascoltare un concerto, bere un ottimo barolo chinato, rilassarsi in nel giardino del Castello con vista sulle colline.

Molti gli ospiti tra attori, cantanti, giornalisti e dj,  ma quasi tutti italiani.  Unico neo: troppo poche le donne, solo due la scrittrice  Francesca Mazzuccato e la giornalsita Federica De Maria.
C’erano anche tre disegnatori che si  aggiravano per le strade di Novello a ritrarre Collisioni. Il mio favorito era Alberto Ponticelli, fra i fondatori dello Shock Studio, negli anni Novanta,  è stato uno dei primi disegnatori italiani a imporsi sulla scena fumettistica americana, lavorando per case editrici come Image, Dark Horse e Marvel. Fra i personaggi a cui si è dedicato, Sam and Twich, The Punisher e Devil.

Accanto al palco degli autori, disegnava a getto continuo per stare al passo con le tematiche della conferenza che per me è stata la più interessante.

Mi riferisco a quella che ha moderato Segio Dogliani inventore della biblioteca Ideastore dove si è parlato di futuro con  l’ autore di queste tematiche Bruce Sterling (sia lui che sua moglie  Jasmina Tešanovi? sono grandi amici e collaboratori di Share Festival). A fianco c’era lo scrittore Tommaso Pincio e il saggista Fabio Cleto, autore di Camp: Queer Aesthetics and the Performing Subject.
Sergio ha iniziato il dibattito con una domanda provocatoria:  in futuro ci aspettano collisioni di cui avere paura?

Bruce Sterling ha iniziato a parlare della collisione tra mondo della carta stampata e mondo digitale, uno scontro molto forte, dai risultati ancora imprevedibili. Vent’anni fa si dava per scontato che la carta stampata sarebbe scomparsa e che giornali e libri sarebbero diventati digitali.

Questa previsione non si è avverata totalmente, ma oggi i giornali cartacei stanno scomparendo e gli scrittori si stanno sempre più confrontando con la distribuzione in rete di contenuti e notizie. E’ in corso una transizione verso una terra di nessuno, non solo cartacea, ma nemmeno totalmente digitale.

Il ruolo degli autori migra verso rappresentazione che oggi non ha un contorno preciso, perché non c’è un pubblico unico e non c’è un modello di business in rete che può sostituire quello della carta stampata. E se anche in Italia questo cambiamento sarà meno impattante, anche qui i giornali si stanno spegnendo, con la conseguenza che gli scrittori non hanno più  luoghi di prova né un terreno fertile per la loro notorietà. Inoltre, secondo Sterling, anche i mezzi di produzione e distribuzione stanno subendo un cambiamento.

Per esempio, le librerie non sono  più l’unico mezzo di distribuzione e quindi un certo tipo di società letteraria così come la conoscevamo prima, non ci sarà più: c’è la rete, che è già il luogo dove si forma la reputazione di uno scrittore o di un giornalista. C’è stata Una rivoluzione  e ce ne saranno altre, perché il mondo digitale è fragile, tende a nascere, avere una crescita rapidissima e scomparire drasticamente. Per esempio stanno sparendo i siti web, perché la gente migra versi i social network e i forum, le mailing list non servono più, Facebook sta chiudendo e YouTube non ha un modello di business.

Analisi condivisa da Tommaso Pincio: in questo momento in cui si stanno creando forme nuove di letteratura, nuovi modelli, perchè cambia la modalità di confrontarci con la parola scritta. Pincio rileva la tendenza negli scrittori di abbandonare  l’uso delle frasi subordinate e di usare un linguaggio che si alimenta da un accesso alla realtà che è solo mediatico. Cambia il rapporto con il reale, si usa un vocabolario ibrido e quindi cambia il modo di raccontare le storie.
Per esempio non si conoscono i vicini di casa , ma sappiamo tutto di certe persone da noi lontanissime, quelle che occupano lo spazio dei media; la parola ciarpame deve la sua popolarità recente perché connessa alla cronaca italiana,  e così acquista spazio anche nel vocabolario delle persone.
Anche l’ortografia cambia con la rapidità con cui cambia il linguaggio, soprattutto mediato dal computer o dal telefonino: la è si scrive con l’apostrofo e’ , perché non c’è quel carattere sulla tastiera. E questa forma sta diventando uno standard anche nei quotidiani.

Fabio Cleto interviene collocando il tentativo di dar forma al futuro nel nostro passato culturale. Nel passato degli anni 50, quando lo sguardo al futuro lascia l’alveo letterario della fantascienza e diventa una disciplina scientifica, volta a confrontarsi con gli scenari apocalittici della guerra fredda. E più radicalmente, nel passato antichissimo della divinazione mesopotamica.

Collocare lo sguardo al futuro nella sua storicità può aiutarci a stabilirne il valore. L’interesse di queste esperienze predittive, infatti, non risiede tanto nella loro effettiva capacità di prevedere il futuro, che non è data neppure nei sistemi futurologici più articolati. Risiede nel dar forma ai fantasmi del presente e del passato, nel fare narrativa del presente, nell’interpretarne i segni.

Ecco l’interesse del pensare il futuro, anche di fronte a previsioni di dubbia validità. Le previsioni di morte del libro che hanno dominato i primi anni Novanta, ad esempio, non si sono affatto concretizzate. Negli ultimi 15 anni si è infatti assistito a un notevole incremento nella pubblicazione e nelle vendite di romanzi su carta. E la socialità letteraria, di cui abbiamo un felice esempio a Novello, sembra in ottima salute, data la straordinaria proliferazione negli ultimi anni di “incontri con l’autore”, reading, festival letterari. Un mondo fatto di carta e di corpi, quello di autori e lettori, che nella loro materialità fisica difficilmente verranno archiviati dalla rivoluzione digitale.

Figure che si incarnano e si materializzano, speriamo solo in contesti dove la cultura ha fare da protagonista, come qui a Novello, e non gli interessi privati.

Simona Lodi