Wikiartpedia ad Ars Electronica – intervista a Tommaso Tozzi

Il progetto Wikiartpedia ideato da Tommaso Tozzi ha ricevuto una Honorary Mention all’interno della sezione Digital Communities del prestigioso Festival di Ars Electronica che si tiene a Linz ogni anno dal 1979 – la prossima edizione sarà dal 3 al 8 settembre dal titolo “Human Nature”.

linz2009

WIKIARTPEDIA si pone come obiettivo la ricerca, documentazione e promozione delle arti e le culture delle reti telematiche attraverso la collaborazione e partecipazione libera degli utenti. Wikiartpedia è parte del progetto uCAN — Centro di Ricerche e Documentazione sull’Arte e le culture delle Reti Telematiche presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Cosa si intende per Digital Communities? Sono Comunità Digitali – sia con sfondo sociale o artistico – che danno origine a gruppi di persone che agiscono e interagiscono, generando contesti costruttivo e capitale sociale, con lo scopo di promuovere l’innovazione sociale, culturale oltre che la sostenibilità ambientale.

Una conditio sine qua per ricevere la honorary mention è rendere le tecnologie e le infrastrutture della community le più ampiamente accessibili alle persone che partecipano, ma soprattutto di svilupparle collettivamente. Inoltre fondamentale  è promuovere e condividere l’accesso ai contenuti e alle informazioni in senso partecipativo per contribuire globalmente allo sviluppo umano.

Aumentare la partecipazione implica un altro aspetto fondamentale che è la riconfigurazione del rapporto di potere tra i cittadini e i leader politici, lo stato e la burocrazia amministrativa, nonché negli interessi finanziari e commerciali, nel rafforzamento del ruolo della comunità nel settore civile e che consolida le strutture per la democrazia e consente al lavoro artistico della comunità di diffondersi.

Non è la prima volta che un italiano viene mezionato a Linz, prima di Tozzi l’onore è toccato ad Alessandro Ludovico con Neural e a Tatiana Bazzichelli con AHA.

Tommaso Tozzi è uno dei pionieri della computer art.  Si è interessato alla net.art e alle culture digitali come opera d’arte, di cui è l’iniziatore in Italia. Gli eventi da lui creati on line sono connotati da una forte valenza sociale, politica e di cultura antagonista. Dalla seconda metà degli anni Settanta realizza progetti musicali, artistici e contro culturali e dal 1982 ha partecipato a esposizioni collettive e personali in alcune tra le principali istituzioni espositive nazionali. Da quel periodo in poi ha partecipato a happenings con l’artista e musicista Giuseppe Chiari. Da sempre interessato al settore dei movimenti “underground” ha realizzato “fanzine, progetti di autogestione e autoproduzione” e dalla fine degli anni Ottanta è stato tra i fondatori di alcuni network telematici indipendenti a carattere artistico e sociale ed inoltre a progetti di archiviazione e mappatura delle culture alternative.

Negli anni Ottanta ha realizzato contributi di computer grafica per alcuni dei principali network televisivi nazionali. Da quegli anni ha realizzato produzioni multimediali in differenti ruoli professionali: regista, sceneggiatore, programmatore e grafico.

Lo scorso aprile ha tenuto una mostra retrospettiva alla Galerie Depardieu di Nizza.

Per Tozzi: ”Le reti non sono un mondo virtuale ma un sistema organico in grado di creare un ambiente virtuale, un contesto entro cui sviluppare una forma della propria vita che non è resa possibile nel mondo naturale”.

E’ l’autore tra l’altro di “Hacker Art BBS”(1990) e cofondatore del Network “Cyberpunk”(1991), “Cybernet”(1993) e “Strano Network”(1993).
Ha organizzato con Strano Network il convegno e la mostra “Diritto alla comunicazione nello scenario di fine millennio” (Centro di Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato(1995).

Tozzi dirige la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte e il Centro di Ricerche e Documentazione sull’Arte delle Reti e le Culture Digitali UCAN presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze e Carrara e all’Università degli Studi di Firenze.

Ecco un’intervista di approfondimento:

Simona Lodi: sei stato uno dei padri delle arti digitali e fondatore primi network in Italia. Come erano quegli anni? Cosa hai visto prima di tutti?

Tommaso Tozzi: Non credo di essere uno dei padri delle arti digitali in Italia. Penso che il mio contributo essenziale in Italia sia specifico all’arte digitale in rete, la cosiddetta net art o hacker art (come io la definisco per attribuirgli delle connotazioni etiche attigue all’etica hacker).
Riguardo all’arte digitale in generale abbiamo in Italia esperimenti fin dall’inizio degli anni Sessanta e dunque dubito che io possa essere padre, visto che allora ero un figlio appena nato ;-)
Per essere sinceri, anche rispetto alla telematica devo molto a mio padre che negli anni Settanta/Ottanta dirigeva la SIP (quella che oggi si chiama Telecom) in Toscana e ne ha diretto  la trasformazione verso il digitale. Dunque in casa respiravo le novita’ delle possibilita’ date da tale mezzo di comunicazione per come lui me le raccontava.

Personalmente ho vissuto il passaggio con cui una serie di culture artistiche, underground ed antagoniste hanno vissuto in Italia la diffusione del mezzo telematico: alcune in senso critico, altre abbracciando l’ipotesi che attraverso di esso fosse in atto una trasformazione sociale ed economica che andava analizzata, sperimentata e cercata di pilotare.
Una certa area politica ed underground legata da una parte ai movimenti politici di fine anni Settanta inizio anni Ottanta e dall’altra alle culture musicali ed underground di quel periodo ha con una certa lungimiranza pensato di fare durante gli anni Ottanta delle sperimentazioni per un uso del mezzo telematico finalizzato alla diffusione dei saperi, alla costruzione di spazi di liberta’ di comunicazione e creativa e di innescare una strategia finalizzata alla trasmissione di una nuova cultura collegata a tali tecnologie.
Era l’onda lunga del tentativo di trasformare la societa’ attraverso le trasformazioni culturali.
Ho dunque vissuto insieme ad altri la nascita della cultura cyberpunk in Italia, una cultura fortemente approdata grazie al contributo del gruppo milanese di Decoder.
Ho vissuto anche la nascita del network ECN e del suo sviluppo grazie agli esperimenti che di esso venivano fatti da Stefano Sansavini al Centro di Comunicazione Antagonista di Firenze con cui ero entrato in contatto dopo aver aperto la mia BBS Hacker Art.
Ho potuto constatare quello che allora era un grosso clima di entusiasmo e passione da parte di chi in modo pressoché solitario portava avanti le ricerche in tale settore, così come il contradditorio clima critico e di diffidenza con cui a priori altri ne rifiutavano l’uso.
In questo clima personalmente penso di aver avuto l’intuito che si poteva pensare che la progettazione e realizzazione di una comunità virtuale telematica potesse essere considerata un’opera d’arte e di averne sperimentato per primo in Italia tale ipotesi.
Altri in Italia prima di me hanno usato la telematica per farvi circolare un’opera artistica, ma per quello che io sono a conoscenza nessuno si era mai posto il problema che non si dovesse considerare la rete telematica come un semplice mezzo, ma essa stessa come l’opera. Credo che tale assunto sia un elemento caratterizzante la distinzione tra net art e art on the net e dunque in tal senso penso di aver contribuito a portare in Italia tale idea e dunque se mi si dovesse riconoscere un merito nel campo artistico questo debba essere posizionato nel settore della net art piu’ che in quello dell’arte telematica di cui ho comunque fatto alcune esperienze.
Il progetto piu’ importante di questa mia fase artistica fu dunque quello che si concretizzo’ nella realizzazione della BBS Hacker Art il 1 dicembre del 1990 e che esposi successivamente alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Bologna all’interno della mostra collettiva “Anni Novanta” organizzata da Renato Barilli.

S.L.: quella nuova cultura è penetrata nella società oggi? E in cosa ?

T.T.: Per rispondere alla tua domanda andrebbe fatta una lunga analisi antropologica dei mutamenti sociali da una parte indotti dalle tecnologie dei nuovi media e dall’altra dalle componenti e dai fattori sociali coinvolti in tali mutamenti.
Per brevita’ credo che nei comportamenti, nelle relazioni, nel linguaggio delle persone si viva oggi delle trasformazioni che riflettono le caratteristiche di interrelazione e velocita’ della tecnologia. Muta lo spazio e il tempo sia nell’estetica individuale che nei rapporti interpersonali. Come ho gia’ detto, la cultura digitale riflette valori storici e millenari come quelli della cooperazione e condivisione che sono valori storici che riescono a trovare nuove modalita’ di attuazione grazie alle nuove tecnologie. Le culture del software libero e dell’open content cercano di aiutare a risolvere le problematiche generali che vincoli di altra natura pongono allo sviluppo pieno delle nuove tecnologie e con esso alla messa in atto a livello globale di tali valori.

S.L.: Oltre ad essere un artista, sei anche un teorico della cultura digitale, quale è la base del tuo pensiero e la tua visione dell’arte?

T.T.: Che la cultura, come l’opera digitale, la creiamo tutti in modo partecipato durante ogni attimo della nostra vita quotidiana.
Ognuno di noi puo’ mettere in atto delle attualizzazioni della cultura e dell’opera digitale, ma la cultura e l’opera esiste solo nel tutto, non nella sua parte e dunque non rimane proprieta’ di nessuno ed e’ di tutti.
Ogni attivita’ del nostro quotidiano va dunque assunta come un ambito allargato del settore artistico.
Non si puo’ inoltre trascurare che la realizzazione della tecnologia digitale e’ il frutto di una serie di processi storici che hanno visto al suo interno affermarsi il lavoro di scienziati, pensatori, artisti, ecc. le cui prospettive etiche erano nella direzione del bene comune, della creazione di una lingua universale e nella diffusione dei saperi. Dunque credo che tali presupposti debbano rimanere come condizione imprescindibile per definire qualcosa come opera d’arte o cultura digitale.

S.L.: La tua attività di direttore della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte porta avanti un progetto didattico legato ai nuovi media che è stato anticipatore del rinnovamento delle Accademie di Belle Arti. Compito durissimo in Italia. Come hai fatto?

T.T.: Francamente il rinnovamento delle griglie ministeriali relative al settore multimediale nelle Accademie non e’ merito mio, ma di altri che, probabilmente quando ancora io non lavoravo nelle Accademie, hanno iniziato a fare il solco nel Ministero per proporre trasformazioni in tali direzioni.
A Carrara, ad esempio, dove dirigo la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, il merito penso sia totalmente del precedente Direttore, Carlo Bordoni, esperto di sociologia dell’arte e dell’estetica dei nuovi media, che negli anni Novanta riusci’ a far approvare l’allora Quadriennio in “Arti multimediali” da parte del Ministero.
da parte mia mi sono limitato a fare proposte, attraverso l’attuale Direttore Marco Baudinelli, di alcune nuove materie da introdurre nelle griglie ministeriali e di cui forse alcune sono tra quelle ora approvate nell’ultimo decreto riguardante le declaratorie.
Cio’ che sento invece con grande felicita’ come un qualcosa a cui ho partecipato e’ stata l’approvazione e nascita all’interno del settore dell’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) del Ministero del primo Biennio Specialistico in Net Art e Culture Digitali, firmato dal Ministro Mussi nel 2007, che attualmente si svolge presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e che grazie alla sua esistenza autorizza qualsiasi Accademia italiana a proporne uno analogo al Ministero (se naturalmente hanno le risorse per effettuarlo).
Credo che quella sia la piu’ bella opera di Net Art collettiva che ho partecipato a realizzare.

S.L.: Anche Wikiartpedia è un bel lavoro collettivo che, come si diceva sopra, ha di recente ricevuto una Honorary Mention 2009 da Ars Electronica. Ci racconti come è nata questa community, come è cresciuta e quante persone collaborano e cosa hai imparato da questa esperienza e soprattutto dove porterà la condivisione del sapere?

T.T.: Il riconoscimento di Ars Electronica e’ per me, e credo anche per gli studenti, motivo di orgoglio e di rinnovata motivazione verso lo sviluppo del progetto.
I contenuti di Wikiartpedia sono stati realizzati in gran parte dagli studenti dei miei corsi presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e di Firenze e l’Università degli Studi di Firenze. Ho provato a farne un elenco e ne risultano circa 500, ma presumo che gli studenti che hanno partecipato possano essere stati alcune centinaia in piu’, in quanto ho svolto il progetto anche all’interno di altri corsi di formazione.
Chiunque può inserire una nuova voce o modificarne una esistente. Il sito contiene attualmente circa 3000 voci relative a soggetti, opere, testi ed argomenti riguardanti la net art, l’arte e le culture digitali. Il sito ha attualmente una media di circa 1.500 accessi al giorno.
Il sito prosegue le intenzioni del progetto Hacker Art BBS del 1990 e del progetto di “Bio-Enciclopedia” cooperativa e partecipata da parte di tutti denominata Web Disk che ho ideato e presentato nel 1997 a Firenze alla Festa dell’Unità Nazionale. L’avvento dei sistemi wiki e l’esempio di Wikipedia mi forni’ nel 2004 lo strumento ideale per sviluppare il progetto, facendo nascere Wikiartpedia, e dunque centrandolo sull’ambito dell’arte delle reti e delle culture digitali con uno sguardo ampio sulle componenti sociali coinvolte nello sviluppo di tali culture.
Wikiartpedia e’ uno strumento di studio per gli studenti e un’occasione per apprendere competenze sia teoriche che sulla gestione di contenuti online, ma e’ anche un mediatore di relazioni all’interno di una comunità digitale attraverso la quale si favorisce lo sviluppo di valori e comportamenti di tipo cooperativo.
Da questa esperienza posso sicuramente aver rilevato la lentezza con cui si sviluppa un progetto di open content nel momento che tale progetto si svolge all’interno di un’istituzione di formazione con finalita’ didattiche. Tale lentezza pero’ per certi versi favorisce anche il radicamento progressivo.

Tra gli obiettivi vi sono:
– riuscire a coinvolgere nel progetto le piu’ importanti realta’ italiane del settore in ambito artistico sia istituzionale che non istituzionale.
– coinvolgere le istituzioni nel patrocinio del progetto
– creare un comitato scientifico allargato ai maggiori esperti del settore in Italia
– costituire una redazione ampia che riesca con continuita’ a verificare e aiutare la corretta messa in forma degli articoli.
– creare uno scambio di contenuti con la piu’ nota Wikipedia, donandogli gli articoli.
– iniziare un lavoro di traduzione in inglese, in particolar modo delle voci che riguardano soggetti italiani.

S.L.: a questo punto vi auguro un buon lavoro!