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Intervista con Bottin e Meneghini

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William Bottin e Francesco Meneghini presentano l’opera Sciame 1 a Share Prize 2009.

– Qual’è il ruolo dell’arte digitale nella rappresentazione della complessità e del caos?

GB: Non credo che l’arta digitale offra in sè una chiave di lettura privilegiata rispetto alle tematiche della complessitià. Forse, rispetto ad altre pratiche rappresentative, può rendere
visibili alcuni meccanismi elementari che stanno alla base di fenomeni complessi oppure attivare generazione casuali che possono formentare una certa idea piuttosto elementare di caos.

FM: L’arte digitale è legata alla matematica e al codice e le opere manifestano caratteristiche estremamente caotiche e complesse.
Per questo l’arte digitale  porta sotto gli occhi di tutti la complessità del mondo e l’intrinseca relazione che esso ha con la natura.

– Market forces: nella tua esperienza quotidiana di artista come entri in relazione con le forze del mercato? Pensi che le varie infrastrutture hardware e software della nostra realtà digitale siano forze del mercato che soggiogano l’artista o che gli aprono nuove possibilità espressive?
GB: Credo che l’artista digitale sia interamente soggiogato dalla tecnologia che adotta. Nella migliore delle ipotesi può cercare di libersene alterandola nell’hardware attraverso pratiche
poco ortodosse (ma molto diffuse) come il circuit bending o il feedback.
Quanto alle forze del mercato credo agiscano da sempre ineluttabilmente come la forza di gravità: tutta la nostra vita è influenzata da essa e non solo la vita degli esseri umani.
Ogni nostro rapporto o rappresentazione del mondo è mediato, forse addirittura dettato, da queste forze.

FM: Credo che ogni forma d’arte si soggiogata dai fenomeni di mercato. nonostante questo l’artista dovrebbe tentare di agire in maniera più libera possibile, poco importa se la sua produzione rientrerà comunque nel mercato artistico e verrà catalogata e giudicata e stimata. Per quanto riguarda le infrastrutture e gli strumenti dell’artista,  Bruce Mau nel suo “Manifesto” dice:  Hybridize your tools in order to build unique things. Even simple tools that are your own can yield entirely new avenues of exploration. Remember, tools amplify our capacities, so even a small tool can make a big difference.
Da questo punto di vista l’artista digitale non usa strumenti uguali per tutti ma costruisce i propri ogni volta scrive una nuova riga di codice.

– Quale è stata l’idea che ti ha ispirato e che cosa hai imparato da questo progetto?
GB: Non c’è stata un’ispirazione particolare, è stata più che altro un’identificazione di un mondo e di una percezione che ci sono sembrati immediatamente interessanti da inventare e rappresentare.
Penso che, al di là degli aspetti puramente tecnici che abbiamo dovuto approfondire per completare l’istallazione, da un progetto di questo tipo non si finisca mai di imparare poiché la sua natura intrisecamente mutevole e suscettibile costringe a continui aggiustamenti volti a ricercare un equilibrio precario.

FM: Sono sempre stato attratto dalla natura e dalla luce, tutte le mie opere precedenti sono un ponte tra natura e tecnologia.
Sciame è la  comunicazione tra elementi fisici in movimento caotico e la loro traduzione in musica. Una sorta di natura interpretata e amplificata.
La creazione di un’opera digitale spinge l’artista sempre un pò oltre nella ricerca e nella scoperta. Neppure noi all’inizio dell lavoro sapevamo che suono avrebbero prodotto tutte le nostre “api”

– Solitamente la musica generativa nasce e si sviluppa in ambiente completamente digitale, prendendo come input casuale dei numeri, in questo caso la causalità è data dal movimento caotico dei pezzetti di cotone e viene decifrata e tradotta in musica attraverso un procedimento analogico come le onde magnetiche del Teremin. Da dove è nata l’idea di costruire questo sistema per la visualizzazione di input casuali di un sistema?
GB: Non credo si tratti di musica generativa, in questo caso.
Il moto caotico non fa che influenzare il flusso continuo della sintesi vocale – che è in sè completamente digitale, sebbene la tecnologia del giocattolo che utilizziamo possa apparire più semplice di un software per computer. Il movimento complesso degli insetti di carta captato dall’antenna, unito ad un’oculata brutalizzazione del grillo parlante, di fatto non produce musica (se per musica intendiamo l’organizzazione del suono). Produce piuttosto un discorso indecifrabile in cui ogni tentativo di verbalizzazione è di fatto troncato dal movimento degli insetti, le sequenze di suoni sintetizzati dal grillo parlante vengono continuamente mescolate e invece di produrre fonemi e successivamente parole, cioè che rimane è un linguaggio reso completamente afasico e inefficace dalla complessità/caoticità di tutto il sistema.

FM: Un parte importante del progetto consisteva nel dare suono alla complessità caotica della natura, che in questo caso si manifesta attraverso degli elementi fisici mossi da una colonna d’aria. Il theremenin è stata per noi la perfetta interfaccia in grado di captare questo moviemento e di tradurlo in segnali midi.
Il grillo parlante attraverso il suo sintetizzatore dà voce agli impulsi ricevuti dal theremin, emettendo sillabe e frammenti di parole. Le voci dei nostri insetti volanti.