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AHAcktitude ’09. Breve retrospettiva

La scorsa settimana ero a Milano per AHAcktitude ’09. Domenica si chiudevano i lavori di questa intensa tre giorni. Così intensa che sono tornata a Roma lunedì con 39° di febbre, bronchite e un’affascinante complicazione finora a me sconosciuta: il broncospasmo.

Il primo dato è che, nonostante l’influenza e gli antibiotici che non prendevo da anni, sono ancora convinta che ne sia valsa la pena. Il secondo dato, anch’esso assai rilevante, è che grazie allo splendido lavoro del Cantiere, il giovanissimo centro sociale che ha ospitato l’evento, abbiamo a disposizione riprese di ogni intervento, che vi invito a consultare a questo link. E li ringrazio perché mi consentono di tralasciare la parte “didascalica” del reportage, concentrandomi su qualche riflessione personale.

Detto ciò, il terzo dato riguarda la mia sorpresa per la ricchezza, il livello di contenuti e di partecipazione e il clima generale che ho respirato: nettamente al di sopra delle mie aspettative iniziali e nettamente al di sopra del primo meeting della lista a Venezia.

[Video in alto: promo di Giacomo Verde per AHAcktitude ’09; riprese con video-cellulare]

Più che di miglioramento, però, mi sembra corretto parlare di un’evoluzione in una direzione precisa.

Un evento come AHAcktitude non si basa su dinamiche economiche, commerciali e nemmeno “curatoriali” in senso stretto, ma è il frutto di una dinamica sociale, si basa su rapporti sociali di reciprocità e scambio e sulla volontà libera di individui di mettere in comune risorse (intellettuali e materiali: si pensi al tempo, ad esempio) e competenze. Se non sussistono questi legami e se viene meno la volontà di questi individui, l’evento semplicemente non ha luogo, svuotato non solo di senso ma delle forze che lo animano: quei corpi che discutono, pensano, agiscono fuori, dentro e in prossimità della lista.

Nel panorama italiano, questi corpi coincidono con artisti che amano manipolare il codice (del software e della comunicazione), studenti dell’accademia (e non solo), docenti universitari, hackers, curatori, persone che simpatizzano, appoggiano o promuovono dall’interno le esperienze e i movimenti sociali di base (senza la pretesa nè di rappresentarli nè di esaurirne il numero). Sono le loro ricerce, le loro opere, le loro azioni e performance che hanno dato forma e sostanza al programma attraverso una modalità emergente. Dallo steam punk all’uso dei nomi collettivi come San Precario, Anna Adamolo o Serpica Naro, dall’analisi critica della realtà aumentata al laboratorio nomede di phisical computing dell’Accademia di Carrara, dal subvertising al green washing, dalle estetiche mobili realizzate con video cellulari alla bluetooth war per invadere i flussi comunicativi della metropoli all’analisi della Googlecrazia, un susseguirsi di seminari, workshop e presentazioni che univano alla riflessione teorica l’attenzione alle pratiche e il desiderio di comprendere e trasfromare attivamente la realtà decostruendo le visioni propagandistiche e precostituite e verità oggettive di ogni genere.

L’evoluzione al di là dei contenuti è però nella qualità dei rapporti e delle relazioni. Meritevole in questo il lavoro dei nuovi moderatori della lista i cui sforzi sono andati non nella ricerca della leadership, quanto nell’aprirsi e nel favorire le dinamiche emergenti: oltre al fatto che non c’è alcuna moderazione dei messaggi, il concetto stesso di “moderazione” viene trattato nel modo più ironico e giocoso, salvo tradursi in una presa di responsabilità personale nel mantenere in piedi attività e discussioni. All’evento li ho visti dividersi fra accoglienza, punto informativo, vendita di magliette e seguire tutte le conferenze senza il minimo desiderio di apparire o sottolineare le loro presenza: è un atteggiamento (un’attitudine) decisamente bello e incoraggiante.

Concludo questa retrospettiva con due spunti.

Il primo è che per entrare nel vivo dell’evento ci saranno alcuni approfondimenti sotto formula di intervista. Ve ne anticipo tre. La vicenda “Liberté, Égalité, Volonté” che vede implicato il gruppo Les Liens Invisibles in una denuncia da parte dell’on. Luca Volonté; il progetto Virtual Entity sviluppato dall’artista-ricercatrice Xname e il collettivo artistico Aut Art che dall’Accademia di Brera sviluppa e diffonde pratiche di subvertising, rinnovando i linguaggi della contestazione studentesca in chiave squisitamente contemporanea.

Il secondo è invece una riflessione sui corpi e sull’artivismo. Si è realizzata una particolare alchimia in questo AHAcktitude, anche grazie al lavoro di connessione e di presenza con il Cantiere che ha permesso di aprire un interessante link “generazionale” fra realtà artistiche-attiviste focalizzate sull’uso, comprensione e decostruzione di tecnologie e media digitali e quei giovanissimi che dalle università hanno sollevato l’Onda Anomala in Italia l’anno scorso: diverse coincidenze hanno inoltre cospirato affinché proprio da AHAcktitude venerdì 28 ci fosse un collegamento in diretta con gli studenti che in questo momento stanno occupando gli atenei in tutta la Germania. Il tutto via Skype da un aula magna di Monaco nel più semplice dei modi, ma con un effetto potentissimo a dimostrare un assunto di base: l’innovazione è sociale e culturale prima ancora che tecnologica.

A modo loro questi “nuovi” (più o meno giovani) hanno molto da comunicare e comunicarsi. Proprio a partire dai linguaggi, dal bisogno/diffusione di pratiche, dal raccontarsi storie probabilmente vicine e affini.

Per i lettori interessati ad approfondire o a prendere aprte attiva delle discussioni o nell’organizzazione di prossimi eventi, basta iscriversi alla lista che è pubblica e aperta: trovate qui le indicazioni necessarie.