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Intervista a Scenocosme: gli universi interattivi di Grégory Lasserre e Anaïs met den Ancxt

Come promesso, ecco per voi la bella intervista con Grégory Lasserre e Anaïs met den Ancxt, in arte Scenocosme.

Abbiamo svolto l’intervista in francese, per cui come sempre riporto anche l’originale e la traduzione italiana.

Oltre alla descrizione di come è avvenuto il loro incontro artistico e personale, ho cercato di indagare insieme a loro gli elementi principali che caratterizzano le loro opere: l’interazione, il sogno, il legame con la natura e la musica, il modo di utilizzare la tecnologia e il concetto di “design dell’invisibile”, filo conduttore di molte delle loro creazioni suggestive e delicate. E adesso immergiamoci insieme a loro nei micro-universi di Scenocosme.

Buona lettura

scenocosme



– Grégory e Anaïs: coppia nella vita e nel lavoro. Come vi siete incontrati?

Lavoriamo insieme dal 2003, da quando abbiamo iniziato la creazione di “SphèrAléas“, la nostra prima installazione interattiva e immersiva. In quel momento, Grégory lavorava su alcuni primi dispositivi interattivi. E così, per un evento, abbiamo provato insieme a lavorare sull’immersione dello spettatore in uno spazio onirico, ciò che ha finito per diventare SphèrAléas. Anche se abbiamo competenze diverse, in multimedia e in scenografia, abbiamo costruito e sperimentato tutto insiemer, esplorando la nozione complessa di interattività, dove si mescolano elementi come la relazione, l’interfaccia, la deambulazione, la messa in scena, gli ambienti visuali e sonori.

– Scenocosme, un nome molto evocativo: come lo avete scelto e perché?

Scenocosme è l’associazione delle parole “scenografia” e “cosmos”, nel senso che proviamo a immergere gli spettatori in piccoli mondi fuori dal comune, “extra-ordinari” ma che rimangono sempre intimi. Una installazione per un piccolo numero di persone favorisce gli scambi, gli incontri intorno ad un’esperienza condivisa. Abbiamo scelto di chiamarci Scenocosme dopo aver concepito “SphèrAléas”, un’opera dove ritroviamo quest’idea di microcosmi visuali e sonori in perpetua evoluzione attraverso l’azione degli spettatori.

– Nei vostri lavori sembrano emergere tre elementi fondamentali: l’interazione, il sogno, la natura, ma la musica è l’esperienza sensoriale forse più forte o comunque molto presente. Esiste un legame fra questi elementi?

In effetti, il fatto di creare opere interattive ci permette in qualche modo di rendere reali i nostri sogni e i nostri fantasmi. Viviamo in un mondo industriale, razionale e meccanizzato. Certamente è per una forma di contro-reazione a questo ambiente che desideriamo in modo del tutto naturale mischiare tecnologie e idee fantasmagoriche. Nella maggiorparte delle nostre creazioni, abbiamo scelto di lavorare su una relazione sonora, perché il suono ha questo potere incredibile e affascinante di attraversare il nostro corpo provocando un’emozione immediata. Anche se non siamo musicisti, proviamo a costruire i nostri propri strumenti. È anche vero che traiamo molta ispirazione dalla musica concreta e sperimentale.

– Ci spiegate meglio il concetto di “design dell’invisibile” e come trova espressione nelle vostre opere? Anche la tecnologia: c’è, ma tende a scomparire…

Il concetto di “design de l’invisible” è una riflessione sul modo di rendere visibile i differenti flussi di cui siamo circondati e che non vediamo: i flussi naturali e artificiali come i flussi biologici, climatici, energetici, elettromagnetici. Li definiamo “fantosmatiques“. Con questo termine, intendiamo dire che sono al contempo dei fantasie (désideri, rimpianti, peure), et di fantasmi perché non li vediamo. E siccome sono invisibili, nutrono il nostro immaginario ci proiettano molto velocemente tra finzione e realtà, ciò che noi ritroviamo nelle nostre creazioni.
Con Akousmaflore, Kimapetra e Contacts, parliamo essenzialmente della nostra nuvola biologica ed energetica, legata a una nuvola microclimatica, fatta di acqua, di diossido di carbonio, di calore e di energia elettrostatica. Possiamo immaginare che questa nuvola “fantosmatique” che ci segue come un ombrequi nous suit comme une ombre, e che ha certamente un’influenza diretta sull’ambiente che attraversa. Con questi tre progetti, la rendiamo percettibile sotto forma di suoni. Queste installazioni sono inoltre il modo per toccare e commuovere il pubblico, al fine di farlo interrogare sulla sua relazione con le piante, l’ambiente, gli altri corpi viventi e l’environnement, les autres corps vivants, per indurlo a un racconto, ad uno scambio di storie a questo proposito.
Per quanto concerne la tecnologia, anche se è un mezzo essa tende a scomparire semplicemente perché non “esponiamo” i dispositivi tecnici. Le nostre creazioni artistiche propongono delle performence poetiche ed emozionali che invitano gli spettatori al dialogo, allo scambio di un’esperienza straordinaria.

– C’è un’opera a cui siete particolarmente legati e che, in quelche modo, vi rappresenta più di altre? Se si, quale e perchè?

SphèrAléas rimane ancora la nostra opera più importante e più complessa. Per noi è anche l’opera “sociale” più interessante, sia per la sua forma, sia per la relazione che si crea con gli spettatori. Si è arrichita e ci ha arricchito attraverso tutti gli incontri che ha generato. Al suo interno, durante le performance con gli spettatori ma anche a monte, quando organizziamo degli atelier di creazioni di universi visuali eet sonori col pubblico. In qualche modo questa opera è una sorta di modello, un esempio per le nostre altre creazioni, perché ci spinge a continuare il nostro lavoro sulle installazioni intime ed evolutive attraverso gli spettatori.

– Progetti per il futuro: state lavorando a qualche nuova installazione?

Abbiamo dei progetti e delle idee, ma ogni opera richiede dei lunghi periodiu di sperimentazione e di produzione.
La creazione che vogliamo realizzare per il 2010 si chiama “Contacts”.
Questa installaizone sonora mette in scena il corpo e la pelle degli spettatori.
Ancora una volta, nessuna interfaccia tecnologica è visibile. I soli elementi palpabili son una biglia e il corpo fisico dell’altro. Per vivere l’esperienza, bisogna essere almeno in due, e ciò favorisce degli strani incontri fra sconosciuti. Abbiamo sperimentato questa opera giusto quelche settimana fa, trovate qui maggiori informazioni: http://www.scenocosme.com/contacts_installation.htm

Grazie agli Scenocosme e personalmente concludo con un invito: andate a visitare i link e le loro opere, i video sono davvero bellissimi. Augurandomi di rivederli presto in Italia.

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FRENCH VERSION

– Grégory et Anaïs : un couple dans la vie et dans le travail. Comment vous êtes-vous rencontrés ?

Nous travaillons ensemble depuis 2003, date à laquelle nous avons commencé par créer “SphèrAléas”, notre première installation immersive et interactive. A ce moment là, Grégory travaillait sur des premiers dispositifs interactifs. Pour un événement, nous avons essayé ensemble de travailler sur l’immersion du spectateur dans un espace onirique, ce qui a finit par donner SphèrAléas. Même si nous avons des compétences différentes, en multimédia et en scénographie, nous avons tout expérimenté et construit ensemble, en explorant la notion complexe d’interactivité où se mêlent des questions de relations, d’interfaces, de déambulation, de mise en scène, d’environnements visuels et sonores.

– Scenocosme, un nom tres évocatif : comment l’avez-vous choisi et pourquoi?

Scenocosme est l’association des mots “scénographie” et “cosmos”, dans le sens que nous essayons de plonger les spectateurs dans des petits mondes hors du commun, extra ordinaires mais qui sont toujours intimistes. Une installation pour un petit nombre de personnes favorise les échanges, les rencontres autour d’une expérience partagée. Nous avons choisi de nous appeler Scenocosme après avoir conçu “SphèrAléas”, où nous retrouvons cette idée de microcosmes visuels et sonores en perpétuelle évolution sous l’action des spectateurs.

– Dans vos travaux semblent émerger trois éléments fondamentaux : l’interaction, le rêve, la nature, mais la musique est l’ expérience sensorielle peut-être la plus forte ou de toute façon très présente. Existe-t-il un lien parmi ces éléments ?

En effet, le fait d’inventer des oeuvres interactives nous permettent d’une certaine manière de rendre réel nos rêves et fantasmes. Nous vivons dans un monde industriel rationnel et mécanisé. C’est certainement en contre réaction avec cet environnement que nous vient tout naturellement le désir de mêler technologie et idées fantasmagoriques. Dans la plupart de nos créations, nous avons choisi de travailler sur une relation sonore, parce que le son a ce pouvoir incroyable et fascinant de traverser nos corps en provoquant une émotion immédiate. Même si nous ne sommes pas musiciens, nous essayons de produire nos propres instruments. Nous sommes d’ailleurs beaucoup inspirés par la musique concrète et expérimentale.

– Pouvez nous mieux expliquer le concept de “design de l’invisible” et comment il trouve expression dans vos oeuvres ? Même la technologie : elle est presente, mais tend à disparaître…

Le concept du “design de l’invisible” est une réflexion sur la manière de rendre visible les différents flux qui nous entourent et que nous ne voyons pas: les flux naturels et artificiels comme les flux biologiques, climatiques, énergétiques, électromagnétiques. Nous disons qu’ils sont “fantosmatiques”. Ce mot valise signifie qu’ils sont à la fois sources de fantasmes (désirs, craintes, peurs), et fantômes car nous ne les voyons pas. Comme ils sont invisibles, ils nourrissent notre imaginaire, et nous basculons très vite entre fiction et réalité, ce que nous retrouvons dans nos créations.
Avec Akousmaflore, Kimapetra et Contacts, nous parlons essentiellement de notre nuage biologique et énergétique, qui s’apparente à un nuage micro climatique, constitué d’eau, de dioxyde de carbone, de chaleur, et d’énergie électrostatique. Nous pouvons imaginer ce nuage “fantosmatique” qui nous suit comme une ombre, et qui a certainement une influence directe sur l’environnement qu’il traverse. Avec ces trois projets, nous le rendons perceptible sous la forme de sonorités. Ces installations sont aussi des prétextes pour toucher et émouvoir le public, pour qu’il s’interroge sur sa relation avec les plantes, l’environnement, les autres corps vivants, et se raconte, s’échange des histoires à ces propos.
En ce qui concerne la technologie, même si c’est un médium, elle tend à disparaître, tout simplement parce que nous ne faisons pas démonstration des dispositifs techniques. Nos créations artistiques proposent des performances poétiques et émotionnelles qui invitent les spectateurs au dialogue, à l’échange dans le partage d’une expérience extra ordinaire.

– Est-ce-que il y a une oeuvre à laquelle vous êtes particulièrement liés et que, en quelque façon, elle vous représente plus que d’autres ? Si oui, laquelle et pourquoi ?

SphèrAléas reste toujours l’oeuvre la plus importante, la plus complexe. Pour nous, c’est notre ‘”oeuvre sociale” la plus intéressante, tant par sa forme que par les relations qui se créent avec les spectateurs. Elle s’est enrichie et nous a enrichis par toutes les rencontres qu’elle a pu générer. A l’intérieur, durant les performances avec les spectateurs, mais aussi en amont, quand nous organisions des ateliers de créations d’univers visuels et sonores avec le public. Elle est en quelque sorte un modèle, un exemple pour nos autres créations, parce qu’elle nous a encouragés à continuer de travailler sur des installations intimistes et évolutives sous l’action des spectateurs.

– Projets pour le futur : êtes-vous en train de travailler sur une nouvelle installation?

Nous avons des de projets et des idées mais chaque oeuvre nous demande de longs moments d’expérimentations et de productions.
La création que nous désirons parfaire pour 2010 se nomme “contacts”.
Cette installation sonore interactive met en scène le corps et la peau des spectateurs.
Là encore, aucune interface technologique n’est visible. Les seuls éléments palpables sont une bille et le corps physique de l’autre. Pour vivre l’expérience, il faut être au moins deux, favorisant ainsi d’étranges rencontres entre des inconnus. Nous avons déjà expérimenté cette oeuvre il y a toute juste quelques semaines. Plus d’informations ici : http://www.scenocosme.com/contacts_installation.htm

Fonte | Artsblog