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Speciale Transmediale 2010 [PART 1] – Le facce e gli incontri

transmediale

Fare una retrospettiva di un evento complesso come Transmediale non è facile. Ho scelto questa volte un taglio particolare che deriva dalla mia esperienza diretta.

Parto quindi dalle facce e dagli incontri che il festival mi ha regalato, con una riflessione di base: Transmediale ha una storia ultraventennale e riesce a catalizzare l’attenzione e la presenza vera della scena europea e internazionale legata alla net art e alla cultura digitale. Questa è una delle caratteristiche che fanno di un festival un evento importante e significativo. Partecipare a Transmediale per il pubblico e i “professionisti” del settore (artisti, curatori, giornalisti che siano) ha un valore specifico in termini di relazioni e possibilità di interagire e di confrontarsi: un aspetto che, se ben presente per chi partecipa, rischia forse di essere un po’ trascurato in un reportage di tipo classico.

Ecco dunque le facce che hanno caratterizzato i miei tre giorni (pienissimi) a Transmediale, costituendone la prima ricchezza: li riporto più o meno in ordine di “apparizione” (proprio come nella gallery che trovate sotto).

Le facce di Transmediale







Simona Lodi. Art director del Piemonte Share Festival, è la prima faccia che ci accoglie sorridente venerdì mattina: una bella presenza sempre piena di curiosità e spunti che tiene vivo in Italia il dibattito sull’arte digitale con proposte e azioni sempre nuove. È lì insieme a Luca Barbeni, altra anima curatoriale dello Share, che nonostante la rottura di un crociato si è imposto per volonta e passione di partire alla volta di Berlino.

Marc Garrett. Promotore di Furtherfield.org , lo avevamo incrociato nel primo ciclo Interviewing The Crisis l’anno scorso. Senz’altro uno dei contributi più sentiti e profondi che abbiamo ricevuto. Dopo molti incontri virtuali, eccolo finalmente in carne ed ossa: Marc è stata una delle presenze umane e degli incontri più intensi di Transmediale. Abbiamo trascorso insieme molte ore a discutere, confrontarci, scherzare condividendo racconti e biografie, pause pranzo e qualche birra. Ecco una frase che per me lo dipinge perfettamente: “You know, I’m punk, post-punk!”. L’ultimo giorno, di mattina, domenica 7 febbraio Marc ci invita alla trasmissione radio di Nettime, in cui per l’occasione dirigeva curava uno spazio: una piccola stanza piena di attrezzature al piano superiore della House of Kulture che ospita il Festival a parlare dei temi al centro di Transmediale e della nozione di “futuro”. La trasmissione è andata in contemporanea su Londra e Berlino.

Bruce Sterling e Jasmina Tesanovic. Coppia nella vita e nel lavoro, i due scrittori li incrociamo il primo giorno di festival al caffè del piano terrà. Sempre sorridenti, Bruce con un bomber di pelle, Jasmina con gli indomabili capelli biondi raccolti sulla nuca. Dovrei parlarne separatamente perchè così si sono svolte le interazioni: diverse ma entrambe emozionanti. Di Jasmina scopro un volto inedito: quello della video artista sperimentatrice di tecnologie fin quando prestissimo acquista un pc di contrabando (ribattezzato Toshiba Tesanovic): al tempo viveva a Belgrado. Ecco cosa mi dice ridendo al tavolo: “”Ero come un’oca nella nebbia”. È un detto serbo ed è così che lei si immagina mentre interagisce con le nostre estensioni tecnologiche (si tratti di una telecamera piuttosto che di un blog): alla cieca, gettandosi nella sperimentazione, ma con intelligenza e a caparbia. A volte spinta da necessità, proprio come quando sotto i bombardamenti andava di casa in casa con il suo pc nascosto in una borsa per inviare delle email ai suoi amici, diventando così a sua insaputa la prima blogger di guerra al mondo… Un incontro davvero emozionante: consiglio di leggere i suoi libri, fra l’altro tutti integralmente disponibili online.
Bruce lo incontriamo invece domenica prima di pranzo, sempre al bar. Abbiamo in mente il suo speach sulla sulla Atemporality, ma ci troviamo coinvolti in una incredibile discussione sulla realtà aumentata. Non è la prima volta che mi capita di ascoltarlo, ma questo è il fatto sorprendente: la profondità di visione con cui riesce a scavare nella realtà e in ogni tipo di argomento. Sterlig, a tutti gli effetti, è uno degli interpreti più acuti della contemporaneità, impossibile da classificare perchè la sua principale caratteristica è proprio uno sguardo visionario. E l’apertura: nella migliore accezione di questo termine, Bruce Sterlig è una persona “accessibile”.
Insieme, Bruce e Jasmina, sono molto belli da vedere, e polarizzano in modo molto positivo lo spazio che percorrono.

Richard Barbrook. Invitato ad aprire con una lecture introduttiva la Long Conversation, Barbrook è docente presso l’Università di Westminster, oltre che autore del celebre libro Imaginary Futures. Ci ritroviamo con lui sabato 6 febbraio, di pomeriggio tardi nel ristorante, entembi in cerca di qualcosa di commestibile da ingurgitare. Richard non è un personaggio che passa inosservato, sempre con un cappello, giacca e camicia a quadretti: fuori lo si vede con un lungo trench di pelle nero. Una persona spinta da profondi ideali politici, che non ha smesso di lottare per gli stessi. Aspettando di assistere alla performance del giorno seguente, in cui avrebbe mostrato una versione del Gioco della Guerra di Debord, discutiamo del suo libro e delle reali possibilità di accesso connesse alle nuove tecnologie. Con lui passiamo infine l’ultima serata berlinese, fuori dal festival, in un piccolo bar fumoso sulle note dei balcani…

Andy Cameron. Attualmente direttore creativo del dipartimento Interactive Design di Fabrica, è stato il guest curator della scorsa edizione del Piemonte Share Festival. Invitato a discutere durante la Long Conversation, lo incontriamo nel pomeriggio di venerdì nella bella hall della House of Kulture. Andy è una persona molto aperta, brillante, anche lui realmente capace di spunti e visioni. E così ci ritroviamo a discutere di come cambia il concetto di arte ed opera d’arte quando dal paradigma della rappresentazione visuale ci si sposta all’interattività. “Ha ancora senso parlare di bellezza?”. Su questa domanda sipotrebbe scrivere un manuale di arte contemporanea, ma sono già gli interpreti diretti del cambiamento che lo stanno facendo con le loro opere. E questo Andy Cameron lo ha ben presente. Un altro bel regalo di Transmediale.

Tiziana Terranova. Chiamata a moderare il panel sulla Liquid Democracy, Tiziana Terranova è una giovane docente universitaria che conoscevo solo attraverso i suoi scritti. La sua moderazione è stata ineccepibile, e la sua riflessione sulle nuove tecnologie è acuta: ci incrociamo a più riprese nel corso dei tre giorni, fra sigarette fumate al gelo e qualche caffè: un bel sorriso, molta apertura, la capacità di leggere i processi legati alla nuove tecnologie legandoli al corpo e ai conflitti. Viviamo un epoca turbolenta e lei sembra percepirlo profondamente.

Filippo Giannetta
. Giovanissimo, Filippo da un anno fa parte del team di Transmediale, responsabile sel settore information tecnology del festival. Una presenza molto bella che ha attraversato l’intera tre giorni. Attento, pieno di iniziativa e voglia di imparare, discutiamo a più riprese di molti argomenti: ci parla della storia di Transmediale e delle trasformazioni che ha subito, di come ne sia complessa ma eccitante l’organizzazione, di come e perchè si sia ritrovato a occuparsi arte contemporanea pur avendo studiato economia dei trasporti. Ci scambiamo idee, pareri, sigarette e sono convinta di una cosa: qualunque sia il suo background universitario, svolge benissimo e con cognizione di causa il suo lavoro.

Stephen Kovats. Architetto di origine canadese, è il direttore di Transmediale. Camice in stile floreale, un gilet, sempre sorridente: nei suoi eccentrici vestiti anche lui difficilmente passa inosservato. È una presenza costante, segue in modo gentile gli ospiti e ci tratta con cordialità. Solo l’ultimo giorno però, quando la tensione dell’evento sta calando, riusciamo a confrontarci sulle prespettive degli “unstable media”, scoprendo la sua passione per le strade di Trastevere: per qualche tempo ha vissuto a Roma e, a dirla tutta, sarebbe bello rincontrarlo da queste parti.

Gli studenti di Brera. Sono arrivati circa in 50, giovanissimi, belli e curiosi nei loro 20 anni. L’accademia ha finanziato il viaggio come progetto speciale, così sono partiti insieme su un pulmann: direzione Berlino per respirare l’aria della net culture che studiano sui libri…

Sono queste dunque le mie facce di Transmediale, quelle che hanno caratterizzato le mie giornate, sovrapponendosi al programma, alle performance e alle opere: a domani per capire insieme la struttura e l’organizzazione del festival.
Tratto da Artsblog.it