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Le conferenze di TM10

Anche quest’anno siamo andati al festival Transmediale, a Berlino, dove il tema della manifestazione era molto promettente. Futurity Now voleva porre l’attenzione sulle possibilità di progettazione e creazione del futuro che sono in atto nella nostra realtà contemporanea, travolta dalla crisi del sistema finanziario globale e dalle piattaforme digitali per la collaborazione, che diventano sempre più monopoli di interessi e convogliatori di attenzione, piuttosto che strumenti per la collaborazione.

La manifestazione attraverso le sue interessanti e rischiose conferenze, raggruppate sotto al titolo Future Observatory, ha cercato di analizzare le strategie per analizzare il nostro presente e le piattaforme di comunicazione attraverso cui cerchiamo di agire nella nostra realtà e seconod quali traiettorie impostiamo il nostro futuro. Molti critici, curatori, artisti, programmatori si sono succeduti nei vari panel, lungo la matrice comune di un futuro ritenuto obsoleto, di cui non si sanno più rintracciare i percorsi.

Accanto alle conferenze nell’auditorium, ci sono stati una serie di talk, workshop e progetti, presentati all’interno del progetto Salon,  che interdisciplinariamente hanno affrontato la tematica per cercare di dare una risposta concreta a domande legate alla produzione culturale. Come valutare l’impatto economico della produzione culturale? Come cambia la relazione tra arte e capitale in un mercato dove le industrie creative stanno superando la produzione dell’industria automobilistica? Come sarà organizzata l‘impresa culturale del futuro?
Quest’anno, più che negli anni passati, in tutte le discussioni accanto all’arte e alla tecnologia ha fatto la voce grossa l’economia. In particolare di tutte le conferenze del programma Salon, quattro facenti parti del progetto Free Culture Incubator, hanno affrontato frontalmente i legami dell’economia con l’arte e la tecnologia. Questo progetto oltre alle conferenze di cui parlo in seguito, era sviluppato tramite una mostra, un desk/shop chiamato Feral Trade Cafe dove ricevere informazioni e acquistare  prodotti raccolti direttamente dal produttore e trasportati in piccole quantità da artisti, curatori, e amici. A completare questa azione finalizzata alla promozione della cultura libera, una serie di workshop molto interessanti come The Basis of Free Culture: Copyright, Open Licenses, and Sharing Creative Works, Free Software for Cultural Enterprises, Creative Business Models, Organising Creative Teams.
Molte le proposte e le analisi presentate. Da un lato la presentazione di nuovi prodotti, ad esempio lo strumento per presentazioni interattive Prezi.com, presentato da Adam Somlai-Fischer, l’ambiente online Papermint, realizzato da un piccolo team austriaco, guidato da Barbara Lippe, la radio online Motor FM , il cui promotore Markus Kühn ha presentato la storia e le modalità di sviluppo. Tutti questi progetti hanno messo in evidenza come nell’imprenditoria culturale digitale il valore aggiunto sia anccra dato dalla passione e dalle idee portate avanti.
Allo stesso tempo autori più critici come Trebor Sholz e Matteo Pasquinelli hanno messo in evidenza come Internet con il passare degli anni sia diventato sempre meno orizzontale, sempre più centralizzato e monopolizzzato, perdendo in trasparenza e possibilità di azione.
Trebor Sholz non volendo limitare alla critica propone anche delle soluzioni affinchè, come dice Pasquinelli, non si finisca in una situazione di Neofeudalesimo digitale, in realtà già in atto, dove pochi “proprietari terrieri” posseggono tutte le risorse.
Tra le soluzioni avanzate la promozione di media pubblici, l’utilizzo del Free and Open Software come modello per la cooperazione, una forza lavoro distribuita ma unita, la resistenza artistica, la condivisione dei profitti, la promozione della portabilità dei dati come un vantaggio competitivo. Ho apprezzato particolarmente lo sforzo di Trebor Sholz nel proporre non solo una critica puntuale, ma anche nel presentare delle soluzioni pragmatiche e efficaci.
Per avere una visione d’insieme e sintetica delle conferenze che facevano parte del programma Free Culture Incubator, potete osservare le astrazioni visive realizzate durante la conferenze da Anna Lena Schiller, (http://www.annalenaschiller.com), illustratrice che si autodefinisce visual sensemaker.

Price and Value of Cultural Work (http://www.transmediale.de/en/price-and-value-cultural-work)
Moderatore: Jaime Stapleton (uk)? Relatori: Kate Rich (uk) | I-Wei Li (tw/de) | Baruch Gottlieb (ca/de)| Dmytri Kleiner (de)
pricevaluecultural

Creativity as an Economic Resource (http://www.transmediale.de/en/creativity-economic-resource)
Moderatore: Andy Cameron (uk) ?Relatori: Matteo Pasquinelli (it) | Adam Somlai Fischer (hu) | Dr. Barbara Lippe (at) | Markus Kühn (at)
creativity_economy

Forms of Cultural Organisation (http://www.transmediale.de/en/forms-cultural-organisation)
Moderatore: Bas van Heur (nl)? ?Relatori: Mustafa Tazeoglu (de/tr) | Sebastian Sooth (de) | Trebor Scholz (de/us) | Michael Liebe (de)
cultural_organization

The Identity of Cultural Enterprises (http://www.transmediale.de/en/identity-cultural-enterprises)
Moderatore: Inga Wellmann (de) ??Relatori: Matthias Fritsch (de) | Regine Haschka-Helmer (de) | Clemens Lerche (de) | Tonia Welter (de)
identityculturalenterprize

Venendo al programma di conferenze Future Observatory, bisogna innnanzitutto parlare della conferenza-monstre Futurity Long Conversation, dove 22 artisti, filosofi, designer, teorici, giornalisti, programmatori, si sono confrontati in un dialogo a coppie che si è dipanato per 9 ore.  Discorso di apertura affidato a Richard Barbrook, che ha presentato la lezione nata dalla ricerca per il libro Imaginary Futures. Partendo dalla cibernetica e dal ruolo dominante che hanno assunto gli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale in poi, il teorico inglese ha approfondito e spiegato l’idea alla base di questo suo libro: la gestione della narrazione del tempo futuro porta al controllo dello spazio presente, in poche parole chi possiede il tempo controlla lo spazio. Scarica e guarda la presentazione della conferenza Imaginary Furtures.
Tra gli altri sono intervenuti in questa conversazione: Alexabder Rose, Drew Hemment, David Link, Alan N. Shapiro, Ken Rinaldo, Maja Kuzmanovic, Denis Rojo (Jaromil), Gustaff Harriman Iskandar, Gabriella Giannachi, Denisa Kera, Jimmy Loizeau, Nicola Triscott, Andy Cameron, Julian Oliver, Victoria Estok, Tapio Mäkelä.

La conferenza Atemporality – A Cultural Speed Control?, moderata da Jose Luis de Vicente e con la partecipazione di Alexander Rose, Siegfried Zielinski, Mike Sandbothe, è stata introdotta da una lezione di Bruce Sterling. L’autore cyberpunk ha posto l’accento sulla molteplicità di tipologie di tempo che si affastellano nella nostra vita quotidiana, giungendo alla conclusione che una delle caratteristiche della contemporaneità è proprio l’atemporalità. Questa atemporalità non viene però vista daSterling come un fattore negativo quanto una sorta di tabula rasa dove è possible realizzare e vivere qualsiasi tempo pensabile. In contrasto con il pessimismo e la mancanza di visione del futuro che ci è propria, Bruce Sterling ha invitato tutto a imbracciare con pragmatismo il nostro tempo e trasformarlo in ciò che vogliamo.
In questa conferenza è stato particolarmente efficace anche il discorso del professor Siegfried Zielinski, che partendo dalle sue ricerche sull’archeologia dei media, ha sottolineato come sia necessario muoversi attraverso il passato verso il futuro.

Come terza sessione di questo programma c’è stata la conferenza Liquid Democracies, moderata da Tiziana Terranova e con la partecipazione di Steve Lambert, Matteo Pasquinelli e Sasha Lobo.
Steve Lambert e Sasha Lobo hanno presentato i loro progetti in ambito di attivismo e giornalismo partecipato, mentre Matteo Pasquinelli ha presentato la sua nuova lezione sul neofeudalesimo digitale (http://matteopasquinelli.com/liquid-democracies-transmediale).
Partendo da un’analisi sul triste destino dell’attivismo politico dei media e di Internet. Una realtà dove un media indipendete come Indymedia è stato surclassato da una piattaforma commerciale come YouTube e dove i famigerati bottom-up media si sono condensati su social network come Facebook e Twitter. Il motto del post-modernismo “non c’è più uno spazio esterno” è diventato anche il claim di Internet, dove non esiste più una frontiera e lo spazio è chiuso da protocolli, codici, copyright. Affermare che non c’è più uno spazio esterno vuol dire che non c’è più neanche un passato o un futuro. Anzi il futuro torna su stesso e si configura come neofeudale: invece che democrazie liquide sarebbe meglio parlare di neofeudalesimo liquido, dove pochi proprietari hanno il controllo di infrastrutture, protocolli, diritti di una massa che si sta livellando sul basso, a livello culturale, sociale ed economico. La società dei network non è una società orizzontale, quanto una società fortemente polarizzata su tre vettori: competizione, monopolio e cooperazione. La rendita è il nuovo profitto, dove se il secondo nasce dalla vendita di prodotti, la prima cresce attraverso uno sfruttamento monopolistico degli spazi, sia reali che virtuali.

Insomma anche quest’anno Transmediale, secondo la linea impostata dal direttore artistico Stephen Kovats, è riuscito a confrontarsi criticamente con la realtà contemporanea, dove se nella passata edizione, Deep North, si era posto l’accento sulle coordinate spaziali, in questa edizione l’attenzione si è soffermata sulla nostra visione e percezione del tempo.