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Oltre il cinema di Simone Arcagni

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Da che cosa è attirato lo sguardo degli spettatori e degli autori del cinema contemporaneo? Lungo quali traiettorie si sta muovendo il cinema, nel momento in cui l’apparato cinematografico tradizionale, sedentario e analogico viene sostituito da un sistema fluido, mobile e digitale?
Simone Arcagni, nel libro “Oltre il cinema”, edito da Kaplan,  presenta le nuove direzioni dello sguardo contemporaneo. E per farlo intraprende un viaggio che dalla città al corpo descrive i cambiamenti di indirizzo del nostro occhio. L’ambito non è univoco e soprattutto non è unidirezionale. L’interattività è diventata una peculiarità dello sguardo e ne determina un cambio nei modelli di visione cinematografica. A questo proposito è fondamentale la scelta di Arcagni di situare tutta la sua analisi sul territorio della città, in  particolare della città post-moderna per eccellenza: Los Angeles.
Questa città mette in campo, nel vero senso della parola, mette sul territorio un’insieme di dinamiche e sovrastrutture che ci indicano le nuove direzioni dello sguardo oltre al cinema: la sorveglianza, l’estensione, l’intensità delle emozioni, il corpo.
Come sottolinea il ricercatore, già Virilio “ha ben evidenziato come il cinema nasca nell’ambito della ricerca scientifica e in particolare in seno alla scienza bellica e il suo desiderio di mappare e cartografare ogni pezzo dello spazio”.
Il post-moderno viene inteso come uno spazio psicogeografico all’interno del quale l’autore ci accompagna non facendo alcuna differenza tra spazio architettonico e spazio cinematografico, seguendo la linea di ricerca di Giuliana Bruno, che “già individuava nelle architetture della visione un luogo privilegiato per studiare l’evoluzione del ‘site-seeing’”. Il legame tra architettura e cinema è fondamentale per cercare di capire su quali sentieri si stia innestando la ri-locazione del cinema in corso. Il cinema sta migrando e le sue mete sono le superfici delle architetture come gli schermi palmari che ci accompagnano nella nostra vita/vista metropolitana.
Questa ri-locazione del cinema è spinta prevalentemente da due fenomeni, la convergenza, data soprattutto da una piattaforma metamediale come Internet, e dalla tendenza dei media a superare la natura di semplici trasmettitori di contenuti per creare strutture complesse.
Questa realtà mediatizzata comporta nuove tipologie di comportamento e partendo dalle ricerche di Tom Gunning e Miriam Hansen, il libro cerca di identificare i nuovi modelli di visione cinematografici in atto nelle nostre metropoli.
L’uscita del cinema dalla sala segna la strada per la progressiva spettacolarizzazione della nostra vita quotidiana, infatti se la sala cinematografica tendeva ad inglobare il mondo al suo interno, ora è il cinema che invade la realtà e la rende un’esperienza filmica. Film che creano spazi e spazi costruiti per lo sguardo e la sorveglianza. La città vista e la città mediata si confondono sempre di più.
Simone Arcagni percorre questo terreno accidentato utilizzando come sostegno gran parte della filmografia post-moderna degli ultimi 30 anni, da Blade Runner a Robocop, fino a Matrix, senza dimenticare i reality, l’immaginario dei videogiochi e le sperimentazioni della performance art.
Oltre il cinema c’è ancora molto da vedere.