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I Park Art – Intervista con Mattia Paco Rizzi

I Park ArtQualche mese fa vi avevo segnalato la Park Art: vi ricordate di loro? L’iniziativa consiste sostanzialmente nell’occupare dei parcheggi (pagandone il relativo pedagio per il tempo previsto dall’azione), realizzando così delle mostre temporanee.

Ho intervistato per voi Mattia Paco Rizzi, l’ideatore del progetto. Scopriamo che I Park Art si ispira alla sua tesi di laurea, nell’idea di creare “spazio urbano a servizio dell’ uomo e non delle automobili“, dando a chiunque la possibilità di esprimere le propria creatività: un “messaggio di rivendicazione del ruolo principale degli artisti rispetto al mondo dell’ arte”. Ci soffermiamo sull’aspetto controverso delle legalità/illegalità dell’azione, elemento essenziale per il progetto, e sulle reazioni dei cittadini: a quanto pare finora non ci sono state reazioni violente, come immaginavo io pensando agli esasperanti tempi d’attesa di Roma dove il parcheggio è un bene scarso quanto preziosissimo… Parliamo infine degli aspetti organizzativi e delle “edizioni” di I Park Art più riuscite.

Intanto I Park Art a maggio sarà a Torino: se siete interessati non esitate a contattare il gruppo sul loro sito. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti.

– Park Art: come nasce e come si sviluppa l’idea. A cosa vi siete ispirati per concepire la performance?

Il progetto nasce all’ interno della mia tesi di laurea in Architettura Specialista presso la facoltà di Genova nell’ ottobre 2009.
I Park Art era ed è la parte applicativa di un percorso di indagine su vari aspetti che caratterizzano l’architettura, la museografia, l’ arte e i graffiti, Oggi; questa indagine aveva come scopo quello di ricercare ed individuare quali fossero tali forme, per poi concretizzarle in una nuova forma attiva di museografia. (http://issuu.com/linguamara/docs/creativitaurbana).
Gli intenti principali del progetto sono molteplici: la condivisione libera dell’ arte, al di fuori dei normali canali di esposizione, per dare la possibilità reale a chiunque di poter mostrare la propria creatività, ovunque comunque e da subito. In un sistema dove anche il più banale dei concorsi risulta ormai a pagamento, I Park Art può essere anche interpretato come un messaggio di rivendicazione del ruolo principale degli artisti rispetto al mondo dell’ arte.
In seguito, ma non per questo meno importante, è la convinzione di dimostrare, che lo spazio pubblico urbano debba cominciare ad essere riconcepito sotto nuove forme. Uno spazio urbano a servizio dell’ uomo e non delle automobili.
L’ ispirazione viene dunque da queste analisi. Successivamente la scelta del parcheggio a pagamento non è casuale: uno spazio del genere, asettico e senza identità, permette di dare una pratica a qualsivoglia teoria, applicabile in qualsiasi città.
Lo sviluppo ideale del progetto dunque, sarebbe quello di poter creare una comunità di creativi che condividano tali valori e che abbiano la volontà di diffondere tali messaggi. Ad oggi il collettivo è formato ufficialmente da 3 persone: Fijodor Benzo, Maria Pina Usuai e dal sottoscritto, ma è aperto a chiunque voglia collaborare.
Devo ricordare anche tutte quelle persone che hanno fatto sì che il progetto potesse realizzarsi in varie città: Andrea, Alessia, Amandine, Davide, Flavio, Francesco, Mia, Maurizio, Viola, Vinicius, etc…

– La Park Art è legale o illegale? Mi sembra un aspetto interessante da esplorare: formalmente l’occupazione di suolo pubblico è legale (in quanto pagate le ore di parcheggio come farebbe qualsiasi automobilista), ma l’uso che si fa del parcheggio è “improprio”…

Questo aspetto di dubbia legalità è alla base del progetto. Tramite il pedaggio si stipula difatti un contratto che prevede l’occupazione temporanea di una data porzione di suolo, formalmente adibita a parcheggio auto, ma per la quale abitualmente, la norma non dichiara esplicitamente quale debba essere “l‘oggetto” da parcheggiare. La legge viene da noi interpretata, ma ovviamente persistono delle possibilità di infrazione. Il progetto di fatto, si auto definisce come guerrilla creativa urbana, quindi i vantaggi e le problematiche sono intuibili, ma posso affermare con sicurezza che il gioco vale la candela.

– Parliamo invece degli aspetti performativi: come risponde la gente? Ci sono stati momenti di conflitto? Ci ho pensato, e in una città come Roma una performance copme la vostra potrebbe sfociare realmente nella violenza (da parte dei cittadini intendo)

La gente, fino ad ora, ha risposto molto bene. L’ aspetto performativo del progetto si sposa bene con la curiosità delle persone; la possibilità nello stesso tempo di mettere in discussione la visione omologata dello spazio pubblico e quella di avere un diretto confronto pubblico-artista, ha procurato sempre ottimi risultati.
Il conflitto fino ad ‘ora non si è verificato. Paradossalmente gli automobilisti non si accorgono di molto, mentre sono i pedoni i veri fruitori del progetto.
I Park Art è stato sviluppato in un piccolo evento a Roma, ma non mi sono state riferite, momenti di tensione ! Comunque sia, anche il conflitto potrebbe essere un momento di riflessione da parte dei cittadini, per lo meno non saremmo passati inosservati !

– Parliamo invece degli aspetti organizzativi. A quanto ho capito gli eventi vengono organizzati attraverso una call, poi cosa succede?

Gli eventi vengono organizzati tramite internet, mail, passaparola, etc. In seguito vengono raccolte le adesioni, e non essendo noi dei curatori ma soltanto degli artisti che organizzano l’ evento, avviene una condivisione totale della parte organizzativa. E’ sempre difficile definire prima degli eventi il cosa, il come e il chi. Noi fissiamo soltanto il dove e il quando. Abbiamo un’ idea di come sarà l’ evento, ma il vero riscontro è sulla strada.

– Ultima domanda: la Park Art è stata realizzata in diverse città. C’è un appuntamento che ricordi in particolare?

Premetto che non sono stato presente a tutti gli eventi. Devo dire che ogni evento ha avuto la sua peculiarità, ma sicuramente quello di Milano del dicembre 2009 è stato un momento fantastico; persone che non si conoscevano affatto hanno concorso assieme a realizzare un momento di condivisione e di confronto, nonostante freddo e gelo. Spero che si possa andare avanti così. Reclaim the Streets !

Via| Artsblog.it