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Londra: reportage dalla HTTP Gallery. [Part One – La storia e il luogo]

HTTP gallery

Reduce da un breve soggiorno londinese, una pausa rigenerante dal soffocante caldo peninsulare, mi ritrovo a scrivere di questa esperienza. Sono stati giorni intensi e solo nell’ultimo pomeriggio, giusto ieri, trovo il tempo per riscostruire le tappe del percorso. Il motivo che mi ha portato a Londra è una conferenza sull’infoestetica di IEEE, “Information Visualisation“: vi parlerò di questo, ma il mio primo desiderio è raccontervi la HTTP Gallery, il luogo di cui siamo ospiti e le persone che lo vivono.

Ospiti nel senso pieno del termine: con le chiavi dello spazio, abbiamo ricevuto un letto, un bagno e una cucina a disposizione. Ma soprattutto disponibilità e completa fiducia. E questo modo di “aprire le porte” è parte integrante della filosofia che Marc Garret e Ruth Catlow, promotori di HTTP gallery e di FurtherField, hanno impresso allo spazio come alle attività che portano avanti ormai da anni. Arte, nuove tecnologie, network di persone e di progetti, critica estetic e politica: tutto ciò nasce da un’insopprimibile volontà di esistere.

Marc lo abbiamo conosciuto nel 2009, con il ciclo di approfondimento “Interviewing the Crisis“: a questo link la sua densa intervista che è già un’ottima introduzione al lavoro di HTTP Gallery e FurtherField. Ma andiamo con ordine e raccontiamo la storia. Lo faccio con Ruth, una giovane donna dalla voce dolce e gentile, ma allo stesso tempo sempre presente e attenta…

Ruth e Marc si incontrano nel 1991. Per cinque anni la loro conoscenza rimane superficiale: non succede nulla di rilevante. Ma nel 1996 gli avvenimenti precipitano velocemente: i due iniziano a frequentarsi e dopo 3 mesi sono già marito e moglie. Nello stesso anno inizia la loro attività febbrile. Provenienti da percorsi e storie personali molto diversi, Ruth e Marc fanno ricerca sull’arte digitale, allora ai primordi, scrivono review critiche e le diffondono sulle principali liste di discussione: Rizhome, Nettime, Synticate, per citare le principali. Nello stesso anno nasce FurtherField, quello che possiamo considerare il nucleo organizzativo del network che avrebbero mano mano costruito: allora era un’associazione e un sito, “Era bruttissimo!” dice Ruth sorridendo.

Le date di svolta che segnano un’evoluzione e che Ruth ricorda come “storiche” sono il 2002, il 2004-2005, il 2007. Ripercorriamole insieme.

Nel 2002 partono due progetti online molto simili fra loro, ma davvero dirompenti. Il primo è un programma di residenze artistiche online, “Studio”: gli artisti vengono invitati per un periodo ed essere fisicamente presenti sulla piattaforma messa a disposizione da FurtherField, che consente loro di mostrare i propri lavori e contemporaneamente di chattare con il pubblico. Il progetto si evolve presto in “Visitors Studio“, una piattaforma che consente in real time di uploadare, remixare e realizzare performance collaborativamente. Al progetto partecipano più di 2000 artisti sparsi in tutto il mondo: è anche l’anno delle elezioni di Bush Jr e la piattaforma diventa per molti uno strumento di resistenza politica, uno spazio di espressione e rivendicazione.

Nel 2004, le attività sono cresciute e la coppia fa un passo decisivo: dare una sede fisica a quel network di progetti e persone che si è ormai consolidato nel mondo digitale. Ruth e Marc si trasferiscono così in una ware house nel nord di Londra (Metro Manor House), un ex deposito merci che in breve si trasforma nella HTTP Gallery e nella sede dell’associazione FurtherField. Lavorano insieme per rimettere a posto lo spazio e renderlo abitabile. Ci creano un soppalco, i servizi e la cucina e per circa 3 anni HTTP gallery sarà la loro casa. Nel 2005 lanciano NetBehaviour, una lista di discussione/informazione aperta che attualmente è fra le principali e più frequentate liste europee dedicate all’arte digitale.

Nel 2007 Ruth e Marc lasciano la HTTP per trasferirsi in un appartamento poco distante, raggiungibile con una passeggiata di 15 minuti a piedi. Lo spazio continua ad assolvere alla sua doppia funzione spazio di lavoro e spazio espositivo per realizzare eventi e ospitare persone ed artisti che dormono su quel soppalco che è stato il loro, come è successo a noi.

HTTP ha un’etetica profonda e bella, un’estetica connaturata alla sua natura e volontà politica. Vi si accede da una grande porta scorrevole di lamiera dipinta di nero. All’ingresso, uno spazio bianco con due tavoli e qualche sedia; un corridoio e un openspace dai soffitti alti con travi e pali di mtallo che gli fanno da ossatura, tinti di smalto giallo. Altri tavoli, computer, proiettori, pezzi di tecnologie, una bici, la cucina dove spesso si mangia insieme, un piccolo giardino sul retro, e tanti tanti libri affastellati dove all’arte si mischiano voluminosi manuali di programmazione.

Non ci sono particolari “decorazioni” a connotare la galleria: HTTP e FurtherField sono un processo e come tale l’essenza del loro design risiede nelle relazioni, nelle persone e nelle azioni che innescano.

Io, posso dirlo, ero realmente a casa.

Nella seconda parte del reportage parleremo delle attività più recenti, anche grazie a quattro brevi racconti di persone che attualmente collaborano con la galleria e l’associazione.

Fonte:
Artsblog.it

Gallerie fotografiche:
http://www.artsblog.it/galleria/http-gallery-esterni/1
http://www.artsblog.it/galleria/il-giardino/1
http://www.artsblog.it/galleria/lo-spazio-espositivo/1