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Presentazione del libro “Fino alla fine del Cinema”

copertina

Il 9 marzo alle ore 16.30 presso l’Auditorium Multimediale del Laboratorio “Guido Quazza” al CIRMA , Luca Barbeni presenta il libro Fino alla fine del Cinema, edito da Clueb nel novembre 2010.

Wim Wenders dirige nel 1991 Fino alla fine del mondo, dove l’esplosione dei media per la comunicazione si riflette in una narrazione a puzzle, dove le sequenze del film non sono per forza la causa di quelle successive. Se il film di Wenders è anche un percorso filmico all’interno della mente umana, procedendo in un viaggio che porta l’uomo oltre i confini del mondo, così il titolo di questo libro racchiude una serie di progetti cinematici che portano l’immagine in movimento fuori dal cinema e che sperimentano forme di narrazione non-lineari. Le opere presentate si situano su un percorso che procede lungo due vettori in espansione: la ricombinazione dei linguaggi e l’integrazione della narrazione (attraverso gli schermi) nella realtà.
L’isomorfismo digitale facilita la ricombinazione dei linguaggi mentre la miniaturizzazione delle tecnologie e la pervasività di Internet (insomma il cosiddetto «pervasive computing») facilitano l’integrazione di realtà e narrazione.
Il cinema se è morto nella forma in cui lo abbiamo conosciuto lungo tutto il secolo scorso, nell’epoca digitale costituisce il linguaggio artistico che maggiormente si è contaminato con le tecnologie e media di questo ecosistema. In conseguenza di questa recombinazione segue un percorso di ampliamento progressivo dei limiti del cinema tradizionale, nel senso di superamento dei limiti architettonici della sala cinematografica. Dato che, come ricorda Giuliana Bruno, “è grazie all’architettura se un film diventa cinema”, bisogna vedere se possiamo ancora parlare di cinema, nel momento in cui le immagini animate vengono fruite in una varietà di situazioni che vanno dalle facciate degli edifici agli schermi dei portatili.

book

Fino alla fine del Cinema
Ore 16.30, 9 marzo 2011
CIRMA – Auditorium Multimediale  del Laboratorio “Guido Quazza”